Crisi Usa, Obama: “L’accordo c’è, evitato il default”

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Democratici e repubblicani hanno raggiunto in extremis un’intesa sull’aumento del tetto del debito, che sarà votata in giornata. L’annuncio del presidente Usa 10 minuti prima dell’apertura della borsa di Tokyo per rassicurare i mercati

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Gli Stati Uniti evitano il default. La Casa Bianca e i leader del Congresso raggiungono in extremis un accordo sull'aumento del tetto del debito. Una soluzione che non è quella che il presidente Barack Obama voleva, ma che "mette fine alla crisi che Washington ha imposto all'America" ed "evita di ritrovarci in una crisi simile fra 6, 8 o 12 mesi". Il presidente annuncia l'accordo 10 minuti prima dell'apertura della borsa di Tokyo, per rassicurare i mercati dopo un fine settimana convulso. E, ammette Obama, "non è ancora fatta". "Mancano voti importanti", quello della Camera e quello del Senato, e non sarà facile. Il Congresso voterà probabilmente in giornata sull'accordo. Il leader dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi, si è riservata di decidere se appoggiarlo o meno dopo averlo esaminato. Il leader dei democratici in Senato, Harry Reid, avrà bisogno di voti repubblicani per l'approvazione.

"I leader dei partiti, di tutte e due le camere, hanno raggiunto un accordo che ridurrà il deficit ed eviterà il default, che avrebbe avuto un effetto devastante sulla nostra economia - afferma Obama -. La prima parte dell'accordo taglierà le spese di 1.000 miliardi di dollari in dieci anni. Il risultato sarà il livello più basso di spesa nazionale da quando Dwight Eisenhower era presidente, ma a un livello che ci consentirà ancora di fare investimenti per creare occupazione in settori come l'istruzione e la ricerca. I tagli non avverranno velocemente, per non pesare sulla fragile economia".

L'accordo assicura a Obama un aumento del tetto del debito di 2.100 miliardi di dollari, "eliminando la necessità di ulteriori aumenti fino al 2013", scacciando lo spettro del default e rimuovendo l'incertezza dall'economia. Ma è la seconda parte dell'accordo quella centrale. Obama, con una stoccata a repubblicani e democratici, ribadisce che "agli americani più ricchi e alle grandi aziende va chiesto di pagare il giusto, rinunciando agli sgravi fiscali e alle speciali deduzioni". Sono anche necessari "aggiustamenti modesti a programmi come il Medicare, per assicurare che resistano per le prossime generazioni". "E' per questo che la seconda parte dell'accordo è così importante - ha detto il presidente -. E' prevista la creazione di una commissione bipartisan del Congresso che dovrà avanzare entro novembre una proposta per ridurre ulteriormente il deficit, proposta che sarà sottoposta al Congresso per il voto. In questa fase tutto sarà sul tavolo. Per renderci tutti responsabili dell'attuazione di queste riforme, tagli profondi andranno automaticamente in vigore se non agiremo".

"E' questo l'accordo che preferivo? No - ha commentato Obama -. Ritengo che avremmo potuto fare subito le dure scelte richieste sul welfare e sulla riforma del sistema fiscale, invece che con una commissione speciale. Ma questo compromesso è un anticipo sulla riduzione del deficit di cui abbiamo bisogno, e offre a ogni partito l'incentivo per un piano bilanciato entro la fine dell'anno". "E' un accordo storico che mette fine a un'impasse pericolosa", evidenzia il leader democratico del Senato, Harry Reid. "Non è l'accordo migliore del mondo - osserva lo speaker repubblicano della Camera, John Boehner - ma mostra come i repubblicani siano riusciti a cambiare i toni del dibattito".

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