La Rete contro la manovra: stop ai privilegi della "Casta"

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"Come sempre ci si accanisce contro i malati, i pensionati e i lavoratori" scrivono gli utenti su Facebook per commentare i tagli alle politiche sociali previsti nel provvedimento per risanare i conti pubblici

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di Pamela Foti

"Hanno bisogno di 24 miliardi? Presto detto. I circa 400 parlamentari diminuiscano di circa la metà e quelli che rimangono percepiscano uno stipendio minore di quello che intascano ora,.. facciamo la metà" propone Donatella su Facebook.
In Rete non si parla d'altro. Le bacheche dei social network sono invase dai commenti degli internauti, scatenati contro la manovra che colpisce i cittadini ma non tocca i privilegi della politica.
Dal 2012 chi ha 40 anni di contributi andrà in pensione un mese più tardi; prevista una stretta sugli assegni previdenziali più alti; ritorno del ticket da 10 euro; tagli su tutte le 483 voci di agevolazioni fiscali che valgono oltre 150 miliardi. Sono queste alcune delle principali novità del provvedimento economico, che venerdì 15 luglio ha avuto il via libera dalla Camera.
Una manovra approvata in tempo record: l’aula della Camera è stata infatti chiamata a licenziare il testo in 8 ore: a memoria dei funzionari più anziani di Montecitorio non è, infatti, mai successo che un provvedimento "pesante" come una manovra economica-finanziaria venisse approvato in un tempo talmente breve. Un testo “pesante” dunque che, da più parti viene accusato di affossare il Welfare.
Tra le voci da tagliare per aggiustare i conti pubblici ci sono infatti le agevolazioni per i figli a carico, le spese sanitarie e di istruzione, i redditi da lavoro dipendente, gli asili nido, gli studenti universitari, le ristrutturazioni edilizie.

Tremonti vergogna”, è l’urlo che si leva dalla Rete. Il gruppo su Facebook, che nelle ultime ore raccoglie sempre più consenti, si scaglia contro la casta "che continua a mangiare, mentre l'Italia affonda". Laconico, invece, il commento di Mario che sottolinea che "come sempre, questi (ed anche quelli) sciacalli si accaniscono su malati, pensionati, lavoratori, mentre dei loro "tagli" se ne riparlerà più avanti (quando ce ne saremo dimenticati e quindi "passeranno in cavalleria". "Non ti preoccupare - risponde Marco - ci vedremo tutti in fila alla Caritas".
Questo il nodo che provoca la rabbia degli elettori: per arrivare al pareggio di bilancio, perché bisogna mettere le mani nelle tasche degli italiani? Perché non diminuiscono i loro stipendi, si chiede l'omonimo gruppo su Facebook creato nel maggio scorso e che ha già raccolto il sostegno di oltre 560mila utenti.
Intanto, per “reperire le risorse necessarie ad evitare il default dell'Italia, non facendo pagare alle famiglie, agli operai, agli anziani e ai giovani una manovra ingiusta e iniqua.” Antonio Di Pietro annuncia sulla bacheca del suo profilo di aver raccolto “oltre 10 mila pre-firme on line al disegno di legge di iniziativa popolare per cancellare la parola 'Province' dalla Costituzione”. Centinaia i commenti degli internauti, che se da una parte appoggiano la campagna dell’Idv, dall’altra chiedono a gran voce: "Ma un referendum per abolire i vostri privilegi?". E ancora: "Scenderemo in piazza affinché si capisca che l'onere non è il sociale ma i costi della CASTA, costi che nessuno di loro vuol diminuire! si VERGOGNINO!!!" inveisce Pinuccia.

Ma non è solo il popolo di Facebook a fare scudo contro i tagli lineari introdotti dal governo nella manovra che dovrebbe impedire all'Italia di affondare come il Titanic.
Anche i maggiori quotidiani in edicola venerdì 15 luglio (GUARDA LA RASSEGNA STAMPA) accendono i riflettori sui tagli al Welfare.  E colpisce il fatto che anche due quotidiani di centrodestra puntino il dito contro il provvedimento, che rinvia alla prossima legislatura il taglio dei costi della politica. Si tratta de il Giornale e Libero. "Il rinvio ai tagli sui costi della politica - scrive il direttore Maurizio Belpietro nel suo editoriale - è una mossa che suscita irritazione, indipendentemente dalle giustificazioni di natura costituzionale". "Delusione" quindi, anche perché "la manovra le tasse le aumenta".

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