Istat, oltre 8 milioni di italiani sono poveri

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Secondo i dati elaborati dall'Istituto di statistica e relativi al 2010, sono il 13,8% dell'intera popolazione. Le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni e 734 mila

Sono 8,2 milioni gli italiani in condizioni di povertà, una cifra pari al 13,8% dell'intera popolazione. E' quanto si legge nel rapporto Istat sulla povertà nel 2010. Tra questi sono 3,1 milioni le persone che risultano in condizioni di povertà assoluta, vale a dire il
5,2% dell'intera popolazione.
Nelle stesse condizioni di povertà assoluta si trovano anche 1 milione e 156 mila famiglie (il 4,6% delle famiglie residenti, per un totale di 3 milioni e 129 mila individui (il 5,2% dell'intera popolazione).

L'incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di povertà corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile.
Vengono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e ampiezza demografica del comune di residenza). La povertà assoluta risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2009, sia a livello nazionale sia nelle singole ripartizioni geografiche. (LEGGI IL RAPPORTO INTEGRALE)
Segnali di peggioramento, che confermano alcuni dei risultati evidenziati per la povertà relativa, si osservano tuttavia tra le famiglie con membri aggregati (dal 6,6% al 10,4%), tra le famiglie senza occupati in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro (dal 3,7% al 6,2%) e tra quelle con persona di riferimento in possesso di almeno un diploma di scuola secondaria superiore (dall'1,7% al 2,1%).
L'unico segnale di miglioramento, dovuto a una maggiore presenza di coppie con due percettori di reddito, si rileva per quelle con persona di riferimento sotto i 65 anni (dal 3,0% del 2009 all'1,9% del 2010). Si conferma poi lo svantaggio delle famiglie più ampie: se i componenti sono almeno cinque l'incidenza è pari al 10,7% e scende al 9,4% tra le coppie con tre o più figli e al 10,4% tra le famiglie con membri aggregati.
Analogo svantaggio emerge per le famiglie con monogenitori (6,9%) e, in misura più ridotta, per quelle con almeno un anziano (quando l'anziano è la persona di riferimento l'incidenza è pari al 5,4%, quota che sale al 5,7% se vive solo). La povertà assoluta risulta elevata tra le famiglie con persona di riferimento avente al massimo la licenza elementare (8,3%).

Difficili appaiono anche le situazioni associate con la mancanza di occupazione o con bassi profili occupazionali: tra le famiglie con a capo una persona occupata, le condizioni peggiori si osservano tra gli operai o assimilati (6,4%), mentre i valori più elevati si rilevano se la persona di riferimento è in cerca di occupazione (12,8%) e nelle famiglie in cui non sono presenti occupati né ritirati dal lavoro (19,6%).

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