Bce: rischio di contagio verso i nuovi Paesi dell'area euro

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Sul mercato pesano i timori che la crisi di Grecia, Irlanda e Portogallo possa propagarsi. E mentre il governo preme sull'acceleratore e dà il via libera alla manovra correttiva, Piazza Affari chiude in calo (-1,07%). VIDEO

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Sul mercato pesano i timori di contagio della crisi ad altri Paesi dell'area euro oltre Grecia, Irlanda e Portogallo. Lo rileva la Bce sottolineando che sarà fondamentale per dare garanzia agli operatori il dettaglio delle misure di correzione per il 2012.
Intanto, mentre il governo preme sull'acceleratore e dà il via libera alla manovra correttiva, Piazza Affari chiude in calo. L'indice Ftse Mib ha terminato giovedì 14 le contrattazioni in ribasso dell'1,07% a 18.640 punti.

Spread e dati prima parte seduta - Torna ad allargarsi lo spread tra Btp e Bund decennali dopo i risultati dell'asta dei titoli del Tesoro a 5 e 15 anni: il premio di rendimento dei Btp nella giornata di mercoledì 14 luglio arrriva a toccare oltre 300 (GUARDA LA SCHEDA). Nel pomeriggio, prova a recuperare terreno la Borsa di Milano, approfittando di alcuni dati macro confortanti dagli Usa. Il Ftse Mib, arrivato a cedere oltre un punto e mezzo percentuale, segna una lieve ripresa e torna ad allinearsi all'andamento delle principali borse europee. A Milano restano però in rosso buona parte dei titoli bancari,

I timori della Bce  - La Banca centrale europea nel suo bollettino mensile lancia infatti l'allarme: "I timori di una propagazione della crisi ad altri Paesi dell'area euro oltre Grecia, Irlanda e Portogallo hanno continuato a pesare sul clima di mercato". La situazione dei conti è molto difficile per l'area euro, serve un'azione decisa. E' questa la conclusione alla quale arriva la Bce che nota come a nel mese di giugno ci sia stato un significativo flusso di investimenti-rifugio dovuto alle incertezze sul programma di risanamento della Grecia e "alle prospettive di una ristrutturazione del debito greco". Le politiche di bilancio nell'area euro attraversano infatti  "circostanze molto difficili e richiedono un'azione decisa". E aggiunge: "L'annuncio di misure di risanamento precisate nel dettaglio per il 2012 e oltre è fondamentale per persuadere gli operatori dei mercati finanziari e il pubblico in generale della natura durevole delle politiche correttive".

La crisi in Grecia dipende dal governo -
Nell'analisi contenuta nell'ultimo bollettino mensile, la Banca centrale europea giunge alla conclusione che la dinamica del debito della Grecia dipende ampiamente da fattori sotto il controllo del governo.
Pur considerando le forti incertezze legate alle prospettive di lungo termine - sottolinea l'Eurotower - se l'esecutivo di Atene "decide di attuare interamente tutte le misure di bilancio e di politica strutturale su cui è impegnato e se mantiene un programma ambizioso di riforme al di là dell'attuale orizzonte di programmazione, con l'obiettivo
di sostenere la crescita potenziale nel lungo termine, il rapporto debito/Pil può essere condotto su un percorso discendente". "Un periodo prolungato di rigorosa disciplina di bilancio e di grandi riforme strutturali è possibile e non privo di precedenti in Europa - rileva Francoforte - Richiede un forte consenso a livello politico e la determinazione a perseguire
una duratura inversione di tendenza nelle finanze pubbliche e nelle politiche macroeconomiche, recuperare competitività e garantire il rispetto del programma nel tempo".

Declassamento del rating della Grecia - E' di mercoledì 13 luglio la notizia che l'agenzia di rating Fitch ha ulteriormente abbassato il giudizio sulla Grecia, da "B+" a "CCC".
Una scelta che "difficilmente si può comprendere", ha commentato la portavoce della Commissione Ue, Pia Ahrenkilde La Commissione, che si è detta "rammaricata" della decisione.
"La Ue e il Fondo monetario internazionale hanno appena approvato la nuova tranche di aiuti, ed è quindi evidente come le condizioni per il nuovo versamento siano state rispettate", ha detto la portavoce.
La decisione di Fitch, ha spiegato l'agenzia, è dovuta alla mancanza di un nuovo programma di sostegno, credibile e pienamente finanziato, da parte dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale.

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