"Pornotax", 21 mln di euro all'erario grazie ai redditi-hot

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Tanto ha reso al fisco nel 2010 l'addizionale del 25% su chi produce materiale pornografico, sui "tele-imbonitori" e i non meglio identificati produttori di trasmissioni che incitano alla violenza. Cifra considerata buona ma inferiore alle previsioni

Il porno e i tele imbonitori rendono. Anche al fisco. L'erario con la "pornotax", cioè l'addizionale del 25% su chi produce materiale pornografico, sui "tele-imbonitori" e i non meglio identificati produttori di trasmissioni che incitano alla violenza, ha incassato infatti (oltre ai circa 20 milioni già contabilizzati) altri, esattamente, 1.022.889,47 euro.

Il calcolo al centesimo è fornito dal direttore generale delle finanze, Fabrizia Lapecorella e dal Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio in un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L'incasso passa così a circa 21 milioni.

Più tecnicamente la "pornotax" è l'addizionale del 25% alle imposte sul reddito sulla produzione, distribuzione e rappresentazione di materiale e programmi televisivi di contenuto pornografico e di incitamento alla violenza, nonché di trasmissioni televisive volte a sollecitare la credulità popolare", per la quale risultano accertamenti per il 2010 pari a 21.022.889,47 di euro.

La pornotax, diventata operativa ufficialmente con la Finanziaria 2006, dopo anni di esistenza solo su carta (è stata varata nel 2006 ma non era mai uscito il regolamento attuativo) è stata rispolverata nel 2008 con alcune modifiche come quella dell'incitamento alla violenza o della credulità.

Il giro di affari dell'industria pornografica in Italia veniva valutato nel 2008 in circa 1.338 milioni di euro e per gli anni successivi si ipotizzava una crescita media annua del fatturato pari al 5%. Con l'applicazione della pornotax si calcolava che nel 2009, tra saldo 2008 e acconto 2009 (perché la tassa entrava a regime a a partire dall'anno di imposta 2008), il gettito di cassa potesse essere (come scritto nella relazione tecnica del governo) di 254 milioni di euro (146,8 nel 2010, 153,8 nel 2011 e 161,7 nel 2012). Quindi si è incassato molto meno. Ma meglio che niente in tempi di "vacche magre" e manovre da 47 miliardi.

La storia della pornotax è antica: la propose nel 2002 il deputato dell'allora Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta. Ma nella prima versione non ebbe successo e fu accantonata. Tornò per iniziativa dell'allora relatrice alla Finanziaria, Daniela Santanchè. Osteggiata dai produttori di porno la pornotax, come spiegava nel 2006 Riccardo Schicchi si sarebbe abbattuta su un settore già in profonda crisi la cui produzione era già stata delocalizzata all'estero. "Noi ci siamo già adeguati e spostati sull'erotico. - spiegava - Ma la nuova tassa riguarderà certamente le altre poche società italiane che saranno costrette a chiudere. Per loro sarà l'ultima dichiarazione dei redditi". Schicchi spiegava anche che il porno made in Italy è tutt'altro che fiorente ma piuttosto si tratta di un settore "in crisi: tutto il materiale è in mano a clandestini e pirati che chiaramente se ne fregano di pagare le tasse".

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