Milano: azienda licenzia solo donne, "così curano i figli"

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La denuncia della Fiom secondo cui la Ma-Vib di Inzago avrebbe motivato in questo modo il taglio di una decina di posti di lavoro "tutti rigorosamente di sesso femminile". Scatta così lo sciopero, ma gli uomini "graziati" dai licenziamenti vanno al lavoro

Una piccola impresa a conduzione familiare del milanese - diretta da nonno, padre e nipote - decide di licenziare una decina dei 30 dipendenti. Ma solo donne, con l'immediato risultato di scatenare polemiche e un presidio di protesta per l'ipotizzata discriminazione.
L'azienda è la Ma-Vib di Inzago, una ventina di chilometri a Est di Milano, una zona dove campagna e capannoni industriali si alternano a perdita d'occhio. Qui produce motori elettrici per impianti di condizionamento, ma gli affari calano, anche se non drammaticamente, e si decide di ridurre il personale, composto da 12 uomini e 18 donne.

"Peccato che abbiano deciso di licenziare solo donne - afferma la Fiom Cgil, che sta seguendo la vertenza e che ha ricostruito l'accaduto - giustificando la scelta anche dicendo che così le donne possono stare a casa a curare i bambini". I titolari rimangono chiusi nei loro uffici, mentre nella mattinata di giovedì 30 giugno i lavoratori dell'azienda hanno tenuto un breve presidio di protesta.

Le donne in odore di licenziamento alla Ma-Vib di Inzago hanno tra i 30 e i 40 anni e sono inquadrate come operaie nel montaggio dei motori. La decisione pare irrevocabile, anche se attraverso la sua segreteria il titolare dell'azienda fa sapere che "sulla questione preferisce tacere".
Nel giorno della protesta davanti ai cancelli però arriva anche la spaccatura tra i dipendenti. Come sostiene il Corriere della Sera, infatti, “mancavano però gli uomini: i colleghi maschi, ‘graziati’ dai licenziamenti, dopo aver promesso mercoledì pomeriggio la loro partecipazione hanno invece preferito presentarsi regolarmente al posto di lavoro”.

"Una risposta  drammatica". Così Maria Sciancati, segretaria generale della Fiom di Milano, commenta l'annunciato licenziamento delle sole dipendenti donne. "Hanno detto - spiega - che licenziano solo le donne così possono stare a casa a curare i bambini e poi quello che portano a casa è il secondo stipendio".
"Dietro questa decisione -ammette la sindacalista- c'è l'idea di un lavoro visto all'antica. Quando cioè le persone venivano considerate merci e le donne solo come soggetti a cui delegare la casa e la famiglia".
"Stiamo tornando indietro di anni - rimarca Maria Sciancati - è una questione di mancata civiltà e diritti. Tutto questo si nasconde  dietro la presa di posizione di un'azienda che pensa di risolvere il calo produttivo con la messa in cassa integrazione delle sole  lavoratrici donne".

Nel frattempo è intervenuta anche l'amministrazione provinciale di Milano, che ha convocato i sindacati per "approfondire la situazione". "Quella messa in atto dall'azienda - afferma l'assessore provinciale alle Pari opportunità, Cristina Stancari - se confermata è un'azione gravissima, che denota una totale mancanza di rispetto e un atto di discriminazione nei confronti delle donne".
Polemico anche il commento del consigliere regionale dell’Idv Giulio Cavalli che sul suo sito parla di “Medioevo Mavib”. E in un altro post aggiunge: "Hanno calpestato la dignità femminile e la Costituzione".

La protesta si è spostata anche sul web, grazie a Twitter e Facebook (qui occore aver effettuato l'accesso per poter leggere i commenti) dove in poche ore la notizia è girata tra migliaia di utenti. "E questi sarebbero gli uomini?", commenta con sarcasmo Francesca.
Scrive invece in inglese Alice: "Absolutely shocking (and completely illegal)".
Su Facebook è partita anche la gara di solidarietà, invitando chi se la sente a mandare una mail all'azienda di Inzago.

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