Quattro milioni di italiani nella trappola della precarietà

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Tanti sono, secondo la Cgia di Mestre, i lavoratori con contratti atipici (part-time, a termine, di stage, interinali, parasubordinati). Ecco i dati dell'Itstat e della Cgil su "l'Italia peggiore" evocata dal ministro Renato Brunetta

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di Isabella Fantigrossi

Siete l’Italia peggiore. Il ministro Brunetta ha apostrofato così mercoledì 15 giugno un gruppo di ragazzi. Ed è stato subito sommerso da una valanga di critiche. Non si era forse reso conto di essersi rivolto, non a uno sparuto manipolo di rivoltosi, ma, numeri alla mano, a un esercito di giovani e meno giovani schiacciati in quella che l’Istat ha chiamato, nel suo ultimo Rapporto annuale, "la trappola della precarietà". Una ragnatela in cui rimangono catturati, per la difficoltà ad uscirne, lavoratori del settore privato ma anche della pubblica amministrazione. Impiegati e insegnanti ma anche medici, operatori della sanità o Vigili del fuoco.

Il peso dei precari - Secondo il rapporto Istat 2011, nel 2010 gli occupati in Italia erano 22 milioni e 872mila persone, i lavoratori atipici - a tempo determinato e collaboratori - oltre 2 milioni e mezzo, cioè l'11,29% della popolazione occupata. Una piaga quella della precarietà che, secondo il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, andrebbe rimarginata per avere un Paese più competitivo.
La Cgia di Mestre ne ha contati invece quasi 4 milioni, precisamente 3.941.400. Secondo una ricerca dell'Ufficio Studi, il 56% dei precari, cioè quelli che gravitano nel macromondo dei contratti flessibili – part-time, a termine, di stage, interinali, parasubordinati - è occupato nelle regioni del Centro Sud e tra il 2008, all’inizio della crisi economica, e il 2010 sono aumentati del 4%. Questi lavoratori sono concentrati soprattutto nel settore della ristorazione, degli alberghi e nei servizi pubblici e sociali. Tra gli under 35 il livello retributivo mensile netto è di 1.068 euro, importo inferiore del 25,3% rispetto a quanto percepisce un lavoratore che svolge le stesse mansioni ma assunto con un contratto a tempo indeterminato.

Bamboccioni per necessità - Se si pensa poi a tutti i giovani che non sono in grado di uscire di casa a causa di un lavoro precario e di uno stipendio troppo basso, la trappola della precarietà arriva a coinvolgere fino a 7 milioni di persone. Sono i  cosiddetti "bamboccioni" per necessità, quelli della generazione "Mille euro". Cioè ragazzi tra i 18 e i 34 anni che, secondo una ricerca Cgil-Sunia, vivono ancora sotto il tetto dei genitori perché non si possono permettere un affitto o un mutuo a causa della mancanza di lavoro fisso. E' la Banca d'Italia, in particolare, a sottolineare nel suo ultimo Bollettino economico dell'aprile 2011, che, se nel 2010 sono riprese le assunzioni, è perchè sono aumentati i contratti di lavoro interinale e di collaborazione. Sono rimasti invece contenuti quelli a tempo indeterminato e le trasformazioni dei contratti a termine in posizioni permanenti.

La fase di precarietà si allunga - Per i giovani, poi, si è ridotta la probabilità di passare da un lavoro atipico a uno standard. Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Istat, ogni 100 giovani con contratto atipico nel primo trimestre 2009, solo 16 sono occupati stabilmente dopo un anno (10 in meno dell’anno precedente). Mentre è cresciuta l’incidenza di quelli rimasti occupati a tempo determinato o con un rapporto di collaborazione (da 51 nel 2008-2009 a 60 nel 2009-2010).
Per l’Istat, gli atipici che, pur avendo un contratto di durata inferiore ai 36 mesi, svolgono lo stesso lavoro da almeno tre anni sono 511 mila, il 2,8 per cento in più rispetto al 2009. E il fenomeno è particolarmente rilevante nel campo dell’istruzione, della sanità e della pubblica amministrazione.

Pubblica amministrazione: 450 mila precari - Se infatti si butta l’occhio sul mondo della pubblica amministrazione, quello guidato dal ministro Brunetta, si scopre che, secondo il Conto annuale della Cgil – gli ultimi dati risalgono al 2009 - sono quasi 450mila i contratti precari (a tempo determinato, interinali, a progetto, coordinati e continuativi, incarichi o consulenze). Di questi, 200mila solo nel mondo della scuola. Il restanti sono medici, operatori sanitari e della Croce rossa, Vigili del fuoco, impiegati che prestano quotidianamente servizi essenziali con contratti a tempo determinato (92.738), in formazione lavoro (2.198), interinale (11.948), lsu, cioè lavoro socialmente utile, (21.478). E poi ancora come Co.co.pro (48.649), con incarichi e consulenze (67.670). La manovra correttiva 2010 (il decreto 78) prevede, nel 2011, il taglio del 50% su tutti questi contratti flessibili nella Pa, esclusa la scuola, per ridurre le spese. I 200mila precari della scuola, invece, sono ancora in attesa di un piano di assunzioni annunciato dal Governo poche settimane fa.

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