Bce: Berlusconi chiede a Bini Smaghi un "passo indietro"

Il banchiere Lorenzo Bini Smaghi
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Il governo sollecita le dimissioni del banchiere dal board della Banca centrale europea per consentire alla Francia di far entrare un suo esponente e favorire così la nomina di Draghi alla presidenza. Ma l'economista rivendica l'indipendenza dell'istituto

Il governo italiano chiede ufficialmente le dimissioni di Lorenzo Bini Smaghi dal board della Bce in modo da consentire alla Francia di fare entrare un suo esponente e dare l'appoggio per la nomina di Mario Draghi alla presidenza. Parigi, con l'uscita di Trichet, rimarrebbe infatti senza esponenti nella Bce a fronte di due italiani e, secondo il Financial Times, avrebbe 'avvertito' Berlusconi di un possibile rinvio della nomina di Draghi, attesa la prossima settimana.

La richiesta arriva così direttamente dal premier nel primo pomeriggio di giovedì, quando, incontrandolo a Palazzo Chigi, chiede al banchiere "di compiere spontaneamente e responsabilmente un passo indietro, dando le proprie dimissioni, nel pieno rispetto dell'autonomia della Banca Centrale Europea". "Il Consiglio Ecofin ha infatti proposto la candidatura alla presidenza della Bce di Mario Draghi - si legge in una nota di Palazzo Chigi diffusa in serata - Un nome condiviso all'unanimità dai ministri dell'Economia e delle Finanze Ue, nonché dal Parlamento europeo. E il Consiglio Europeo dei capi di Stato e di Governo della prossima settimana avrà il compito di ratificare la nomina del prof. Draghi". "Una regola non scritta della Banca centrale europea - prosegue la nota - suggerisce l'opportunità di assicurare la presenza nel proprio 'board' di un solo rappresentante di ciascuno dei principali Paesi dell'area euro. In nome, quindi, della solidarietà europea, ovvero del principio che ha guidato tutto il percorso professionale del dottor Bini Smaghi, il presidente Berlusconi ha chiesto allo stesso dottor Bini Smaghi un preciso atto di responsabilità nei confronti delle istituzioni europee e del suo Paese".

Al termine del colloquio, durato una decina di minuti, Bini Smaghi non ha voluto fare dichiarazioni, ma ha rinviato a quanto detto in mattinata in un convegno al Vaticano. Lì il banchiere fiorentino aveva espresso a chiare lettere la sua ostilità all'ipotesi di sue dimissioni, ricordando Tommaso Moro, il martire dell'indipendenza verso il potere politico e ripetendo che il mandato per i componenti del board della Bce, che sono indipendenti, è di 8 anni e il suo scade solo il 31 maggio 2013. Precedenti di dimissioni prima del mandato a Francoforte peraltro ce ne sono, come quando appunto Christian Noyer si fece da parte al momento dell'elezione di Trichet.

Nelle scorse settimane il rischio di una impasse e della creazione di un caso internazionale aveva già fatto emergere le ipotesi di dimissioni di Bini Smaghi in cambio di un posto di prestigio. Fra le ipotesi anche quella di governatore della Banca d'Italia al quale però ambirebbero l'attuale direttore generale Fabrizio Saccomanni, ben visto dalla struttura interna e attualmente con maggiori chance, e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. La nomina per Via Nazionale, che l'esecutivo potrebbe voler risolvere entro il Consiglio europeo di giugno, spetta al presidente del Consiglio ma è disposta dal Presidente della Repubblica in un quadro di concordia istituzionale che mira a preservare l'autonomia e l'indipendenza dell'istituto centrale. Già prima del colloquio, le parole di Berlusconi erano state nette: "Io e Letta abbiamo un appuntamento con Lorenzo Bini Smaghi.  C'è una richiesta ufficiale del governo a Bini Smaghi di dimissioni".

Nel suo discorso della mattinata Bini Smaghi è stato però altrettanto esplicito e si è appoggiato a uno dei capisaldi della Bce: l'indipendenza. "Vi è una dottrina consolidata per valutare l'indipendenza della Banca centrale secondo 4 criteri fondamentali", spiega: uno di questi è "l'indipendenza personale, che garantisce la permanenza in carica dei membri degli organi decisionali per tutto il periodo prestabilito dalla nomina e tutela contro la loro revoca arbitraria". Da Bini Smaghi anche una citazione di Tommaso Moro, lo statista inglese, poi proclamato santo, che "con la sua indipendenza di giudizio e la ferma convinzione nella supremazia dell'interesse pubblico" riusci' a resistere alle pressioni del re Enrico VIII", fino a "essere costretto alle dimissioni, incarcerato e poi condannato a morte".

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