Marchionne sferza l’Italia: cambi atteggiamento. E’ polemica

L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. Sullo sfondo la scritta Paid, che allude al rimborso di Chrysler ai governi americano e canadese
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Fanno discutere le parole dell’amministratore delegato della Fiat: “L'America ci ringrazia, qui gli insulti”. Il segretario della Cgil Camusso: “Rispetti le promesse anche qui, renda noti gli investimenti”. Il ministro Sacconi: “Contro di lui minoranza"

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La sferzata di Sergio Marchionne ("l'Italia deve cambiare atteggiamento") fa discutere e ripropone la solita divisione: da una parte c'è chi, come il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi fa notare come contro l'amministratore delegato di Fiat ci sia ad esprimersi sempre una minoranza. Mentre dall'altro lato c'è chi chiede che ora scopra le carte. Che siano resi noti gli investimenti. E sono il numero uno della Cgil, Susanna Camusso e il Pd.

"Marchionne - afferma Sacconi - chiede un atteggiamento più favorevole dell'Italia sapendo peraltro che Governo, Regioni ed enti locali, sindacati riformisti hanno garantito sempre le condizioni più favorevoli. Gli si oppongono, in una non originale sintonia, il sindacato conservatore, settori ideologizzati della magistratura e ambienti delle borghesie bancarie. Un’alleanza minoritaria che in Italia più volte ha rallentato il progresso". Sempre pro-Marchionne si schiera il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta. "La conferma da parte di Marchionne che il quartier generale della Fiat resta a Torino è positiva" e chiede "un impegno diretto del capo del governo, purtroppo però Berlusconi non è Obama".

Susanna Camusso replica direttamente a Sacconi: "Mi verrebbe da dire che il ministro Sacconi ha dei fantasmi nella testa e vede nemici ovunque". Comunque "le sue dichiarazioni non meritano più commenti". Poi sulle dichiarazioni di Marchionne afferma: "Si passi dagli annunci a rendere visibili quali sono gli impegni, gli investimenti, i nuovi modelli e le scelte che si fanno". E sulla domanda posta dal Pd (dove si investiranno i 20 miliardi annunciati?) Camusso aggiunge: "Credo sia la domanda che si continua a fare da lungo tempo perché quando l'ad di Fiat si lamenta che negli Usa gli danno giudizi positivi, bisognerebbe ricordargli che lì ha assunto degli impegni e li ha rispettati". In un'intervitsa a Repubblica (guarda la rassegna stampa) la Camusso chiede dunqe a Marchionne di "rispettare gli impegni anche qui come fa in America. Noi lo aiuteremo su turni e produzione". Insomma "da Marchionne niente di nuovo, ha già detto tutto 27 volte". Infine sulla fusione sottolinea come "su questo tema non ci sia oggi o perlomeno non venga dichiarato qual è la strada effettivamente scelta".

Per la Fiom parla Giorgio Airaudo, responsabile Auto del sindacato: "le parole volano, gli scritti restano. Se vuole fare come negli Usa, Marchionne scriva accordi anche per l'Italia, con il governo e le parti sociali". "Negli Usa - osserva Airaudo - ha fatto un accordo di 280 pagine, in Italia neanche un post it, ma solo qualche ministro tifoso come Sacconi che insegue il vecchio sogno craxiano del sindacato riformista contrapposto alla Cgil. In Italia conosciamo solo il 10% dei 20 miliardi di investimento, promesso a parole e costruito chiedendo ai lavoratori di rinunciare a diritti".

Per il Pd interviene il capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano: "E’ giunto il momento di mettere sul tavolo i 20 miliardi di euro di investimenti di 'Fabbrica Italia'. Per riprendere il cammino e fare in modo che tutti 'cambino atteggiamento' come dice Marchionne è fondamentale riproporre la strada del dialogo e della concertazione e abbandonare quella dei fatti compiuti e dei monologhi". Mentre per il senatore Pd Giuseppe Lumia il governo ha regalato a Fiat "gli ennesimi incentivi, senza vincolarli ad un piano di rilancio del settore automobilistico. La Fiat dal canto suo ha incassato il regalo e in cambio ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese, spostando le produzioni all'estero. E' di questo che bisognerebbe esserle grati?".

Per Dominico Siniscalco, presidente di Assogestioni ed ex ministro dell'Economia, "le parole di Marchionne rivelano frustrazione". "Al di là delle lodi che Chrysler riceve negli Stati Uniti e delle reazioni che Fiat riceve in Italia, credo che contino i fatti oggettivi. Credo si debba vedere le condizioni con cui Chrysler può ristrutturare in America e quali sono le condizioni con cui Fiat può ristrutturare in Italia" ha detto a SkyTG24 ospite de L'intervista di Maria Latella.

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