World Wide Viagra: ecco come funziona la macchina dello spam

Una delle illustrazioni realizzate da James Howard che ha creato delle opere d'arte utilizzando il peggio delle mail di spam che riceveva nella sua casella di posta elettronica.
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Un gruppo di ricercatori ha monitorato cosa si nasconde dietro la vendita online di pillole blu. Ne è emerso un business che coinvolge un network globale di paesi. Ma anche una potenziale soluzione: andare a colpire gli spammer a livello bancario

di Nicola Bruno

Da dove provengono le decine di mail di spam che invadono ogni giorno le nostre caselle di posta elettronica? E chi c’è dietro il business delle pillole di Viagra e Cialis che spesso vengono offerte in questi messaggi?

Un gruppo di ricercatori dell’Università della California è riuscito a monitorare tutti i passaggi che si nascondono dietro i miliardi di email spazzatura che riceviamo ogni giorno, dall’invio dei messaggi fino alla consegna delle pillole blu. Ne è emerso il ritratto - il primo di questo genere - di un business miliardario globale che passa dalla Russia alla Cina, dalla Danimarca all’Azerbaijan, per finire poi in India, dove le scatolette con il presunto Viagra sono prodotte e spedite.

Per effettuare questa mappatura, gli studiosi hanno raccolto per anni circa un miliardo di messaggi di spam. Attraverso una tecnica di “spamalytics” sono riusciti a intercettare da dove proveniva la maggior parte delle e-mail: una rete di computer contaminati (bot-net) in Russia, Cina e Brasile.

Ma i ricercatori non si sono fermati qui, sono andati ancora oltre: hanno deciso di acquistare anche i prodotti pubblicizzati in questi messaggi, per lo più Viagra. Hanno così lanciato ben 120 ordini (per una spesa totale di decine di migliaia di dollari) in modo da capire quali fossero gli istituti di credito che accettavano le carte di credito degli spammer. Ne è risultato che il 95% delle transazioni facevano capo a sole tre banche: una in Danimarca, un’altra in Azerbaijan e la terza a Nevis, isola dei Caraibi.

Quest’ultima scoperta è di particolare importanza, perché dimostra che il business dello spam è concentrato in poche mani. E, soprattutto, che è possibile bloccarlo non solo a livello tecnologico (con filtri e liste nere), ma anche andando a colpire i rivenditori economicamente. Come ha spiegato al New York Times Stefan Savage, uno degli autori della ricerca, “se una compagnia di carte di credito volesse abbattere lo spam, noi potremmo aiutarli facilmente fornendogli velocemente e in maniera anonima i conto correnti utilizzati”. Uno dei siti web maggiormente usati dagli spammer accettava pagamenti attraverso il circuito Visa: contattato dal New York Times, l’istituto di credito si è però rifiutato di commentare.

“Lo spam è una forma di business pubblicitario - continua Savage - E’ remumerativo solo se puoi accettare i pagamenti delle persone. Il che significa essenzialmente le loro carte di credito, la piattaforma di pagamenti più diffusa nel mondo occidentale”. Se è vero, come emerge dallo studio, che gli spammer fanno affidamento su poche banche e i proventi finiscono sempre sugli stessi conto correnti, basterebbe imporre controlli più severi per andare a minare alle radici la piaga delle mail spazzatura.

Secondo la stessa ricerca, infatti, per vendere 100 dollari di Viagra uno spammer deve spedire in media 12,5 milioni di messaggi, andando non solo ad ingolfare le nostre caselle di posta elettronica, ma anche contaminando migliaia di computer attraverso le reti di computer zombie di cui devono entrare in possesso per spedire grossi quantitativi di email.

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