Spiagge private e fisco: il governo vara il decreto Sviluppo

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L'esecutivo approva 10 articoli "a costo zero" per incoraggiare la ripresa, ma molte norme suscitano polemiche. Tra queste, la concessione di lidi pubblici a privati per 90 anni e il rischio di sanzioni per i pubblici ufficiali troppo zelanti

Meno oneri e più incentivi: il decreto Sviluppo (10 articoli in tutto) passa il vaglio del Consiglio dei ministri e si appresta ad intraprendere il percorso parlamentare durante il quale dice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, potrà essere in parte modificato. Un provvedimento quasi a costo zero ("non usiamo il motore del bilancio" dice Tremonti) ma che consentirà - ribadisce il ministro della Pa, Renato Brunetta - un risparmio complessivo per famiglie ed imprese di 12 miliardi.
Alcune precisazioni tecniche arrivano a smorzare il 'dibattito' di questi giorni: le spiagge - dice Tremonti - non saranno privatizzate ma ci saranno concessioni per 90 anni.

Gli ambientalisti insorgono - Ma gli ambientalisti insorgono. Legambiente parla di nuovo "piano casa" perché "sulle aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti, queste possono essere mantenute".
Il Wwf Italia accende 'un allarme' per 'il pericolo lungo quasi un secolo'. Di tenore opposto il sindacato dei balneari della Confeesercenti (Fiba) che parla di "positiva novità" mentre il Codacons teme "un grande piano di cementificazione del territorio".

Stop all'eccesso di controlli fiscali - Ma le misure previste sono tante. Viene detto basta all'eccesso di controlli fiscali. Gli 'uomini' del fisco rischiano addirittura sanzioni. E arriva l'autorità per l'acqua ("si cerca di delegittimare il referendum", dicono i detrattori). Salta invece dalle prime bozze la norma su Bankitalia per i bonus ai manager. C'è invece un nutrito pacchetto occupazione anche se il credito di imposta per le assunzioni a sud non sarà più 300 euro ma sarà calcolato in modo diverso, ma per la leader Cgil, Susanna Camusso, non fornisce risposte ai problemi dell'occupazione e della crescita. A Confindustria piacciono invece le norme sulle semplificazioni. Intanto sia il ministro Tremonti che il premier, Silvio Berlusconi, dribblano in conferenza stampa a Palazzo Chigi la domanda sulla necessità o meno di una manovra da 7-8 miliardi: "Non ne abbiamo parlato" si limita a rispondere Tremonti. "Il mio vocabolario è abbastanza ristretto, - scherza invece Berlusconi - manovra è una parola che non capisco...".

Poi Berlusconi torna a lodare l'azione del ministro che nella correzione dei conti pubblici ha realizzato una "mission impossible". Tornando al decreto sviluppo ("è di tutti i ministri con la regia di Tremonti", sottolinea il premier) Tremonti spiega che è il primo di una serie di provvedimenti in chiave europea e che il prossimo settore interessato al processo di riforma è quello del processo civile.
Il relativo decreto "conterrà norme di deflazione del processo civile - dice il titolare dell'Economia - che così come è ingolfa tutto. Serve una forte deflazione che ci darà 1 punto in piu"'.

Credito di imposta per chi assume - Per quanto riguarda il Mezzogiorno Tremonti ribadisce l'inserimento del credito di imposta per chi assume (anche in versione 'rosa') ma punta più in alto: alla fiscalità di vantaggio per la quale si attende risposta da Bruxelles. Anche perché sarebbe l'unico modo per spendere i fondi europei.
"Nel 2011 - dice - rischiamo di perdere 5 miliardi. Il tasso di utilizzo dei fondi è scandalosamente basso".
Ci sarà poi la stabilizzazione dei precari della scuola e il fondo per il merito e le borse di studio. Inoltre, al di fuori del decreto, il ministro annuncia che grazie all'ok di Bankitalia partirà la Banca del Mezzogiorno. "La cifra comune" delle norme inserite nel decreto sviluppo - ribadisce il ministro - è che sono "tutte riduzioni di oneri e creazione di incentivi senza usare come motore il bilancio pubblico".
Cioè poche spese e tutte già coperte. Ma per saperne di più' bisognerà aspettare mercoledì prossimo 11 maggio: Tremonti annuncia infatti che ci sarà un seminario, ad uso dei giornalisti, che dopo aver studiato nel week-end l'intero decreto avranno modo di averne una visione più organica e sottoporre cosi' domande piu' calzanti al ministro.

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