Larry Page nuovo Ceo, il ritorno alle origini di Google

E' Larry Page il futuro del colosso di Mountain View.
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Da due settimane il cofondatore del motore di ricerca è al timone di comando dell'azienda. La sfida è resistere alla concorrenza di Facebook e Microsoft e fare i conti con le autorità Antitrust. Intanto, si comincia con la regola delle 60 parole

di Nicola Bruno

Dei due è quello più introverso e meno propenso ad apparire in pubblico, ma da sempre Larry Page, co-fondatore insieme a Sergey Brin di Google, ha mostrato di saperci fare di più con il business e l’organizzazione aziendale. 38 anni, di cui gli ultimi 10 trascorsi all’ombra di Eric Schmidt, da lunedì 4 Aprile Larry Page non è più “President of Products” del motore di ricerca (posizione che ricopriva dal 2001) ma Chief Executive Officer, ovvero il capo dei capi. Un ritorno alle origini per il motore di ricerca più famoso del mondo che, dopo l’irresistibile ascesa dell’ultimo decennio, deve ora fare i conti con nuove sfide e concorrenti sempre più agguerriti.

Le prime mosse - Per quanto all’indomani dell’avvicendamento Schmidt-Page l’ufficio stampa di Google si sia affannato a rassicurare investitori e giornalisti - non ci sarà nessun scossone, è tutto all’insegna della continuità -, appena insediatosi al comando il nuovo numero uno non ha perso molto tempo per darsi da fare. Secondo informazioni riservate di cui è entrato per primo in possesso il Los Angeles Times, il nuovo boss di Google ha subito messo a punto una vasta riorganizzazione dei posti chiave all’interno dell’azienda. Page ha iniziato a snellire una macchina organizzativa che negli anni era andata ingolfandosi: ora ci sono soltanto sei divisioni strategiche (ricerche online, settore mobile, Chrome, YouTube, annunci pubblicitari, funzionalità social) ed ognuna ha un vice-presidente che riporta direttamente al CEO ed ha ampi poteri decisionali. Una catena di comando più corta, quindi, ma anche maggiore attenzione alle idee che nascono dal basso. Page ha infatti deciso di reintrodurre le riunioni settimanali aperte a tutti (che erano state abolite da Eric Schmidt): in fondo, molti dei successi di Google (è il caso di Gmail, il servizio di posta elettronica) sono nati in maniera del tutto spontanea, grazie alla passione di dipendenti che ci lavoravano nel tempo libero. Altra nota di colore: chiunque abbia un’idea innovativa può ora contattare il CEO, ma dovrà convincerlo della bontà del proprio progetto con non più di 60 parole.

Le 5 sfide per il futuro –
Basterà un approccio più aperto e dinamico a garantire la tenuta di Google anche nel secondo decennio del millennio? Il web del 2011 è molto diverso da quello del 1998. Ora il motore di ricerca si vede costretta ad inseguire la concorrenza su tanti, troppi fronti. Secondo gli analisti di mercato, ci sono almeno cinque le sfide con cui BigG dovrà fare i conti nell’immediato futuro. E il risultato non è per niente scontato.

1) Facebook (e i social-network). Il social network di Mark Zuckerberg sta fagocitando gran parte del traffico internet, spesso chiudendo dentro il proprio recinto (e senza così renderli accessibili a Google) gran parte dei contenuti che gli utenti condividono. Si aggiunga a ciò, l’insidioso network pubblicitario a cui Facebook sta dando vita (mettendo sul piatto degli inserzionisti milioni di profili molto più personalizzati) ed è facile capire perché Larry Page dovrà spingere sul pedale del social. Un compito per nulla facile, considerato l’alto numero di flop (da Jaiku a Buzz) che Google ha collezionato su questo fronte.

2) Microsoft (e il motore di ricerca). Grazie agli ottimi profitti dell’area software, Microsoft può permettersi di investire molto nel settore web. E i risultati si stanno vedendo: secondo le ultime rilevazioni, Bing ora detiene il 30% del mercato statunitense. La crescita del motore di ricerca di Microsoft è impressionante, tanto che già chi delinea scenari futuribili in cui Bing arriverà superare Google nel 2012.

3) Nokia, Apple (e il settore mobile). Non c’è dubbio che Android, il sistema operativo per smartphone di Google, stia andando decisamente bene. Ma la nuova partnership siglata dal colosso finlandese Nokia con Microsoft potrebbe presto porre un freno a questa ascesa. Anche perché a differenza di Apple (che è meglio posizionata nella fascia alta di mercato), Android punta proprio al mercato consumer medio-basso di cui Nokia è da sempre leader incontrastato.

4) Governi occidentali (e le pressioni legali). Ormai si è perso il conto del numero di iniziative legali intentate contro Google da parte dei paesi occidentali e non (qui è disponibile una mappa interattiva).  Larry Page dovrà fare i conti anche con le Autorità Antitrust statunitensi sempre più diffidenti e pronte ad intervenire, così come sta accadendo in Europa.

5) Autorità Cinesi (e la libertà di espressione). I nervi a fior di pelle con il governo cinese restano senza dubbio al centro dell’agenda politica di Google. Non è detto che Page decida di scendere a compromessi con Pechino (così come invece sta facendo Facebook). Difendere le proprie idee di libertà di espressione potrebbe però costare a Google un ruolo del tutto marginale nel più grande mercato Internet del prossimo decennio.

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