Tremonti: "Nella Costituzione una norma blocca-debiti"

Giulio Tremonti
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“Va fatta una regola costituzionale nuova", dice il ministro, allo scopo di inserire nella Carta le nuove regole di bilancio stabilite in Europa. “Abbiamo il vecchio art. 81 che non ha impedito la fabbricazione del terzo debito pubblico del mondo”

Inserire nella Costituzione, come già fatto da altri partner europei, una norma 'blocca-debito', recependo le indicazione del nuovo Trattato per superare la crisi emerse in Europa. E superare così l'articolo 81 che "non ha impedito la formazione del terzo debito del mondo".
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, risponde in audizione alla commissione Bilancio della Camera alle sollecitazioni dei deputati, rivendica il ruolo italiano avuto durante il dibattito europeo soprattutto nella nuova considerazione dei debiti pubblici.
Cioè - spiega - non si considereranno soltanto i debiti pubblici (dai quali tra l'altro - secondo il titolare di via XX Settembre - non dipende la crisi) ma anche "l'ambiente" nel quale questi debiti si collocano.

Il tutto non perdendo di vista l'obiettivo attuale che è quello di arrivare a 'deficit-zero', cioè al pareggio di bilancio e poi, tra 4 anni (nel 2015), affrontare "il terzo debito pubblico del mondo".
"Va fatta una regola costituzionale nuova" - dice il ministro - e questo allo scopo di inserire nella Costituzione le nuove regole di bilancio stabilite in Europa. "Non basta rivedere l'articolo 81 o interpretarlo in modo più rigoroso".
Inoltre "alcuni Paesi hanno già costituzionalizzato le regole di rigore di bilancio e hanno formulato la richiesta che anche altri facciano la stessa cosa".
In Italia invece "abbiamo il vecchio articolo 81 della Costituzione che non ha impedito la fabbricazione del terzo debito pubblico del mondo, nonostante fosse quello l'obiettivo dei padri costituenti".
Di questo, spiega il ministro ai parlamentari della commissione Bilancio "non ne abbiamo ancora parlato in Consiglio dei Ministri e lo sto facendo con voi per la prima volta" Parlando del'impegno italiano a Bruxelles, Tremonti rispolvera uno dei suoi cavalli di battaglia. In particolare, nel fondo 'salva-Stati' - dice "c'è dentro l'idea degli Eurobond. Ci potranno essere fattori di contrasto. Ma la dimensione degli eurobond è politica, non finanziaria. Non servono a fare più debito ma a garantire un futuro" all'Europa.

Tremonti ricorda che si è deciso di non procedere a livello comunitario sul principio della tripla 'A' assegnata ai paesi più 'virtuosi' dalla agenzie di rating. E questo grazie anche al contributo italiano. Le agenzie di rating - in ogni caso - "sono uno strumento: non è giusto demonizzarle. Ma neanche trasferirgli la sovranità politica. Servono e vanno utilizzate con intelligenza ma non puoi trasferire la sovranità degli stati".
Per quanto riguarda il percorso italiano "dobbiamo andare al pareggio, poi dal 2015 iniziare il processo di riduzione del debito".
"Abbiamo cercato di definire, non come interesse nazionale ma come posizione razionale la questione del debito. - ha spiegato - Prima era preso in considerazione solo il debito pubblico. Le cause della crisi non sono radicate sui debiti pubblici ma nella finanza privata. Su questo c'è stata un'enorme disattenzione sugli aggregati della finanza privata. Non vuol dire che i debiti pubblici siano poco rilevanti. Ma non puoi considerare solo questi. Nel nuovo trattato si considerano parimenti debiti pubblici e finanza privata. E questo è stato portato avanti dal nostro Paese. Sappiamo che abbiamo un grande debito pubblico: ma la crisi non arriva dai debiti pubblici. Dove c'è la crisi più drammatica i debiti pubblici sono più bassi".

E la crescita? "Dobbiamo crescere molto di più - dice pur rivendicando che la nostra crescita non è così bassa - ma se vogliamo farlo dobbiamo crescere al Sud". E in questo c'entra chiaramente il nucleare sul quale però - ammonisce Tremonti - bisogna "riflettere".
Inoltre una battuta sul federalismo che "avrà la forza tranquilla di un diesel". Infine una 'stoccata' ai 'rigoristi' europei e in particolare alla Germania: "il rigore lo vogliono tutti nella logica della disciplina di bilancio". "Il problema non è salvare da poca disciplina alcuni paesi, e questo lo dico in pubblico o all'Eurogruppo, il problema è salvare le banche del nord che sono dentro per un trilione almeno in campagne di finanza scriteriata. Devi salvare la Germania. E' così. L'Irlanda non c'entra niente. Nessuno ha il monopolio del rigore: molti cercano di vendere merce un po' deviante. Noi no".

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