Per ricostruire il Giappone servono 180 miliardi di dollari

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La stima è degli analisti di Credit Suisse e Barclays. Ci vorranno 4-5 anni di lavoro, ma è possibile che la previsione possa essere rivista al rialzo. Secondo alcuni esperti, però, lo shock potrebbe paradossalmente avere effetti virtuosi nell'economia

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Perdite per 170 miliardi di dollari, e nella sola regione colpita da terremoto e tsunami. Per Hiromichi Shirakawa, responsabile dell'area nipponica a Credit Suisse, è questa l'entità dei danni che il Giappone dovrà affrontare.
Il che significa un conto finale ben superiore a quello del terribile terremoto di Kobe del 1995. Eppure, tragedia umana a parte, la catastrofe potrebbe addirittura avere ricadute positive per l'economia del Sol Levante, piagata da anni di deflazione.
A sostenerlo è il Financial Times, il quotidiano della City di Londra. Che cita le confidenze "deliberatamente provocatorie" rese "qualche anno fa" da un alto funzionario del ministero delle Finanze giapponese a un ospite straniero: "Quello di cui il Paese ha bisogno è un bel terremoto".

Traduzione. Serve uno shock di proporzioni bibliche per scatenare una reazione "psicologica" nella popolazione e, allo stesso tempo, "pompare" grandi quantità di denaro nel sistema.
"Bene sarebbe, dicono alcuni economisti non ortodossi, se la Banca del Giappone finanziasse in parte o in toto le spese extra", riporta l'FT. "Una crisi - conclude il funzionario - innescherebbe la straordinaria capacità dei giapponesi di unirsi per il bene della nazione". La ricostruzione, insomma, potrebbe fare da volano per scatenare un "ciclo di ripresa".

"Quando parliamo di disastri naturali", spiega Michala Marcussen, capo della sezione economia globale alla Societe Generale, "di solito si vede un brusco crollo iniziale nella produzione, quindi una ripresa a forma di V".
"Il terremoto di Kobe - scrive ancora l'FT - costò il 2,5 del PIL giapponese. Nei seguenti sei mesi la borsa crollò del 25% ma l'attività economica si mostrò molto più resistente: situazione che potrebbe ripetersi anche questa volta". Il 'modello Kobe' potrebbe dunque servire al primo ministro Naoto Kan per far approvare a un recalcitrante Parlamento "la finanziaria" e alzare le tasse sui consumi - soluzione vista da alcuni come "chiave per riparare le precarie finanze pubbliche".
Detto questo, è necessario poi contestualizzare la geografia del disastro. "La regione colpita più duramente - sottolinea Shogo Maeda di Schroders - contribuisce al prodotto nazionale per il 7%. L'area metropolitana di Tokyo è rimasta largamente immune al terremoto e, per adesso, i mercati finanziari hanno funzionato come sempre".

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