Ecologica e più felice: ecco come ti cambio la città

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Sono una ventina in Italia gli esperimenti di "towns transition": comunità che riprogettano il modo di vivere secondo criteri ambientalisti e di risparmio energetico. Cristiano Bottone, tra i fondatori del movimento, racconta l'esperienza di Monteveglio

di Giulia Floris

"La dipendenza dal petrolio è qualcosa da risolvere. Punto. Si tratta di un problema pratico, non c’è niente di ideologico".
Cristiano Bottone è tra i fondatori di Transition Italia, associazione nata sulla scia del movimento irlandese delle Transition Towns, creato dall'ambientalista Rob Hopkins per preparare le comunità ad affrontare le sfide del riscaldamento globale e del picco del petrolio. Venerdì 11 marzo, racconterà la sua esperienza al Green Social Festival di Bologna, appuntamento giunto alla sua seconda edizione e che, dal 9 al 12 marzo, affronterà i temi della sostenibilità, dall'energia, alla mobilità, dall'ambiente,all'urbanistica.

Le parole di Bottone suonano quanto mai attuali alla luce della crisi che investe in queste ore il Nord Africa con il prezzo degli idrocarburi alle stelle. Lo erano meno quando, a metà del 2008, nel borgo dell’appennino bolognese di Monteveglio, poco prima che scoppiasse la crisi dei mercati finanziari, ha cominciato con altri "pionieri" a parlare di "città di transizione".
Ma che cos’è una "città di transizione"?  "Si tratta - spiega a Sky.it - di un luogo fisico che può essere una città, ma anche un quartiere, una valle, un condominio, in cui un gruppo di persone che condividono questo spazio decidono di riprogettare il modo di vivere insieme. La prima parte del lavoro consiste nel far capire alla comunità come funziona il mondo, fornendo dei dati scientifici per la comprensione. Superata questa fase, si decide come riprogettarlo, ma non esistono diktat o obiettivi prefissati: ognuno agisce secondo la propria sensibilità, divertendosi". "Molti movimenti ambientalisti - continua - si sono basati sul senso di colpa per un grave problema e sugli obblighi da adempiere per cercare di rimediarvi: la transizione invece si basa sull’entusiasmo e sulla felicità del fare, ognuno secondo le proprie inclinazioni".

Un "fare" che riguarda gli aspetti più disparati della vita quotidiana e che a Monteveglio, racconta Bottone, grazie anche al fatto che, alle elezioni comunali, sono state elette persone vicine al movimento, è cominciato dal riprogettare gli edifici pubblici secondo criteri di efficienza energetica. In linea col progetto "Ogni tetto un pannello", si è decisa, ad esempio, la copertura con impianti fotovoltaici di tutti i tetti di proprietà del Comune come la scuola, ma anche il centro sociale, la casa della salute, o l'impianto sportivo. 
Poi sono partite tante altre esperienze, come i gruppi di acquisto solidale dei pannelli fotovoltaici, e un grande lavoro sul fronte dell'agricoltura con percorsi formativi ai coltivatori sull'agricoltura sinergica o la permacultura (tecniche di coltivazione che cercano di rimediare allo sfruttamento del suolo) e la realizzazione di orti nelle scuole o nelle case.
Tra le attività del Comune di Monteveglio, anche il corso per una alimentazione sostenibile: che ha tra le sue regole quello di privilegiare i prodotti biologici a chilometri zero, un consumo moderato di carne, la cucina casalinga rispetto ai prodotti già pronti e naturalmente il consumo dell'acqua del rubinetto.

A livello nazionale, sono una ventina gli esperimenti di transizione (guarda la mappa) coordinati da Transition Italia, che fornisce loro formazione e supporto, oltre a occuparsi di curare i rapporti col network internazionale." Rispetto al nostro Paese in Inghilterra il governo centrale dialoga con il movimento, è costretto a farlo - racconta Bottone - da noi, per quello che abbiamo potuto vedere finora, le amministrazioni locali possono essere molto disponibili al dialogo: è successo a Monteveglio, giunta guidata dalla sinistra, come a Carimate (Como), dove l’amministrazione è di centro destra".

Il movimento sembra nutrire grande fiducia nella capacità delle persone di cambiare radicalmente il loro stile di vita, ma, secondo Bottone, non corre per questo il rischio di essere velleitario o utopico: "Non c'è un movimento più realista del nostro - afferma con decisione - ogni cosa che diciamo è sostenuta da tonnellate di ricerche. Noi diamo alle persone gli strumenti, poi è la loro testa che cambia: avviene una vera transizione interiore. Non diciamo a nessuno cosa fare, ma quando uno capisce certe cose, agisce di conseguenza. Certo può anche essere che dopo che spieghiamo il problema della dipendenza dal petrolio e dell’esaurimento delle risorse uno dica: ‘tanto vale che vada a divertirmi col mio Suv, con l’ultimo pieno’, ma è più difficile…".
Indubbiamente, è più difficile.

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