Steve Jobs lancia l'iPad 2

Steve Jobs alla presentazione dell'Ipad 2
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Il numero uno di Apple è salito sul palco per presentare la seconda versione del tablet. Più potente, più leggero, più sottile, dotato di due videocamere. “Siamo nell'era post-Pc”, ha detto, mostrando un'aggressività insolita. Le primissime reazioni

dii Raffaele Mastrolonardo

Che sia l'anno dei tablet lo dicono tutti. Che sia (nuovamente) quello dell'iPad lo pensano in molti. Chi ne è del tutto sicuro è Steve Jobs. Il numero uno della Apple, fugando le ipotesi più fosche sul suo stato di salute, ha deciso di essere presente mercoledì sul palco del Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco per presentare la seconda versione della tavoletta “magica” che, a suo dire, imporrà il proprio marchio sull'anno in corso.

Per raggiungere l'ambizioso obiettivo stabilito dal boss gli ingegneri della Mela hanno lavorato di addizione e sottrazione. Il risultato è un iPad seconda edizione più potente e più leggero, più sottile, più ricco. Come previsto dalle voci che hanno preceduto il lancio, il dispositivo – che sarà in vendita a partire dall'11 marzo negli Stati Uniti dal 25 in Italia - si presenta infatti con un processore dual core  (nome in codice A5) che garantirà, parola di Jobs, prestazioni grafiche nove volte migliori. Dal punto di vista delle dimensioni (che nell'elettronica di consumo contano), il nuovo tablet dell'azienda di Cupertino – disponibile sia in versione bianca che nera - fa sfoggio di una linea più snella (8,8 mm contro i 13,4 mm della prima versione) ed è stato sottoposto ad una cura dimagrante che gli ha fatto perdere un etto di peso (anche questo predetto dai meglio informati). Dando ragione ai più ottimisti, infine, iPad 2 passa da zero a due occhi, ovvero due videocamere (una davanti e una sul retro) che consentiranno anche le video chiamate, e un nuovo cervello, l'iOs 4.3 specificamente pensato per sfruttare le nuove potenzialità hardware.

“E' nel DNA della Apple che la tecnologia da sola non è abbastanza. Quello che facciamo è tecnologia che si sposa con le arti liberali e l'umanesimo. E questo è vero più che mai nell'era dei prodotti post-Pc”, ha detto Steve Jobs cercando di sottolineare la differenza tra iPad 2 – il cui prezzo varia tra i 499 e gli 829 dollari - e i prodotti concorrenti. “I nostri avversari lavorano come se questo fosse il prossimo mercato dei Pc. Non è l'approccio giusto. Questi sono dispositivi post-PC che devono essere più facili da usare rispetto ad un computer e più intuitivi”. Come ha notato il New York Times, tutta la presentazione ha avuto un carattere più “aggressivo” del solito. Un atteggiamento che - secondo il quotidiano - deriva dal fatto che ci si trova in un campo di battaglia relativamente inesplorato dove non c'è un nemico dichiarato all'orizzonte ma i pericoli per la Apple, il leader del gruppo, possono venire da chiunque.

Come ha ricordato Jobs, l'iPad, in circolazione da solo un anno, ha venduto già 15 milioni di pezzi (7 solo nell'ultimo trimestre) superando anche le aspettative della stessa azienda produttrice inventando un nuovo mercato, quello dei tablet, nel quale l'azienda di Jobs domina con l'84 %  delle vendite. La concorrenza (“I copioni” li ha chiamati Jobs) però si sta muovendo con nuovi prodotti. Il sistema operativo Android, promosso da Google, comincia a farsi strada anche in questo settore (12 %) dopo avere scalato quello degli smartphone. E qualcuno prevede che la quota di Apple potrebbe scendere sotto il 40 % entro il 2015.

Da qui dunque la necessità di Apple aggiornare l'iPad e, soprattutto, di renderlo disponibile da subito per restare l'azienda da inseguire anche ricorrendo ad una politica aggressiva per quanto riguarda i prezzi. Come ha notato Aaron Pressman della Reuters, “il più grande cambiamento” dell'Ipad 2 “è stato un non cambiamento: lo stesso basso prezzo di partenza: 499 dollari. I concorrenti piangono”. Non tutti però sono sicuri che il restyling pagherà. “Come il primo iPad ma più sottile. Non so quante persone saranno indotte a fare l'upgrade” ha commentato a caldo Tim Bradshow del Financial Times.

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