Incroci tra stampa e tv, l'Autorità: "Non decida il premier"

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L'Antitrust a governo e parlamento: attribuire al presidente del Consiglio il potere di prorogare il divieto di relazioni proprietarie tra giornali e televisione è "inopportuno". L'opposizione: "Segnalazione ineccepibile"

E' inopportuno che sia il premier Silvio Berlusconi a decidere se prorogare o meno il divieto di incroci proprietari tra stampa e tv oltre il 31 marzo 2011, come prevede il decreto milleproroghe.
L'altolà arriva dall'Antitrust, che in una segnalazione allo stesso presidente del Consiglio e ai presidenti della Camera Gianfranco Fini e del Senato Renato Schifani invita a modificare la norma, sottraendo alle competenze di Berlusconi la disciplina del divieto incroci.
In caso contrario, l'Autorità non potrà fare a meno di aprire un'istruttoria in base alla legge sul conflitto di interessi.

Nessun commento da Palazzo Chigi - Nessun commento ufficiale arriva dal governo e da Palazzo Chigi, ma da ambienti della maggioranza si fa notare che è stato rispettato lo spirito delle richieste del Quirinale, in direzione di un ritorno, in generale, al testo originario del milleproroghe.
Dopo lo stop del Colle e la presentazione del maxiemendamento governativo, l'ultima versione del decreto ha riportato al 31 marzo la proroga del divieto di incroci, che in un primo momento era stato allungato al 31 dicembre 2012 con un emendamento del Pdl in commissione Bilancio e Affari costituzionali al Senato.
Al momento, dunque, dal primo aprile i soggetti che possiedono più di una rete televisiva potranno acquisire partecipazioni in imprese editrici di quotidiani: e l'opposizione da settimane paventa la scalata di Mediaset al Corriere della Sera. Lo stesso milleproroghe, però, prevede che spetti al premier la facoltà di stabilire, con proprio decreto, di concerto con il ministro dell'Economia, l'ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2011.
Ed è proprio su questo aspetto che si appuntano le critiche dell'Antitrust, che invita a cambiare la disposizione del milleproroghe (appena diventato legge), sottraendo il potere discrezionale al premier, con una norma parlamentare o con un decreto legge. Altrimenti l'adozione o anche la mancata adozione dell'atto di proroga, pur senza rappresentare automaticamente una fattispecie di conflitto di interessi - avverte il Garante della concorrenza - dovranno essere valutati "per verificare l'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del presidente del Consiglio e il danno per l'interesse pubblico". Insomma, a giudizio dell'Antitrust, serviva un "atteggiamento di maggiore precauzione" nella "disciplina di un settore sensibile quale quello in questione, direttamente connesso con la tutela del pluralismo dell'informazione".

L'opposizione: "Segnalazione ineccepibile" - Quel pluralismo richiamato già dall'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, quando a dicembre aveva auspicato la proroga del divieto. Plaude Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv, che ha presentato una mozione per impegnare il governo a prorogare il divieto a fine 2011: "Con un colpo di spugna e la solita misura ad personam inserita nel guazzabuglio del milleproroghe questa maggioranza ha cercato di favorire Berlusconi nel suo macroscopico abuso di potere". Dal Pd approva Paolo Gentiloni: "La segnalazione dell'Antitrust è ineccepibile: qualsiasi cosa faccia Berlusconi in questa materia configurerebbe conflitto di interessi perfino secondo l'inutile legge Frattini". "Meglio tardi che mai", gli fa eco Vincenzo Vita, convinto però che ora sia necessario passare "dall'analisi all'azione". Sulla stessa linea il vicepresidente dei senatori Pd Luigi Zanda: "Su questa materia, in una democrazia matura, l'Antitrust deve poter decidere e non limitarsi a 'segnalare' o ad 'auspicare"'.

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