Scaroni: "Ci sono 1,2 milioni di barili in meno sul mercato"

L'amministratore delegato di Eni ha riferito in Parlamento sulla crisi del petrolio dopo le rivolte in Libia
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L'amministratore delegato di Eni, principale gruppo estero presente in Libia, ha riferito riguardo l'aumento del prezzo del petrolio: "Se la situazione politica internazionale dovesse tranquilizzarsi si tornerebbe a delle cifre inferiori ai 100 dollari"

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“In seguito alla crisi politica la produzione di greggio della Libia è crollata a 400.000 barili al giorno dai precedenti 1,6 milioni”. Lo ha detto Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni principale gruppo estero presente in Libia,  a margine di un'audizione in Parlamento parlando del forte incremento subito dal prezzo del greggio. "Qui c'è un fenomeno reale che sono 1,2 milioni di barili in meno sul mercato" ha spiegato il manager.

"Però, credo che nessuno di noi si aspettasse 120 dollari al barile così repentinamente. Io credo che se la situazione di politica internazionale dovesse tranquilizzarsi si tornerebbe a delle cifre sicuramente inferiori a 100 dollari", ha poi aggiunto. Per il timore che i disordini in Libia possano estendersi ad altri paesi produttori in Medio Oriente e in particolare all'Arabia Saudita, i contratti future sul Brent con scadenza ad aprile sono schizzati verso l'alto e oggi hanno aperto in rialzo di oltre 8 dollari su ieri a 119,79 dollari. La produzione di idrocarburi Eni in Libia è diminuita a 120.000 barili/equivalenti da circa 280.000, molti di questi sono gas, in tempi normali, ha continuato Scaroni respingendo ancora una volta l'ipotesi che in Italia si ponga il problema delle forniture.

Scaroni parla di un fenomeno reale di riduzione di offerta sul mercato su cui si innesta la speculazione, ma esclude problemi di approvvigionamento. "Sicuramente la crisi libica gioca un ruolo per questa improvvisa fiammata dei prezzi ma non ha nulla a che vedere con la sicurezza degli approvvigionamenti. Perché è vero che l'Italia importa molto petrolio dalla Libia, ma questo petrolio è abbastanza facile da rimpiazzare con altri fornitori".

L'AD di Eni ha ricordato che i più recenti piani industriali del cane a sei zampe si basavano su prezzo medio del petrolio di 70 dollari al barile. Eni spera di poter dare al mercato dati più aggiornati sul possibile impatto della crisi libica sui conti del gruppo in occasione della presentazione del nuovo piano industriale il 10 marzo.

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