Pedaggi autostradali, il Tar del Lazio annulla gli aumenti

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Il tribunale amministrativo boccia definitivamente il decreto ministeriale che stabiliva i rincari sulla rete Anas e il pagamento del passaggio sul Grande raccordo anulare di Roma. Molte province e comuni si erano ribellati

Il Tar del Lazio ha disposto l’annullamento del decreto ministeriale che ha aumentato le tariffe sulle strade che si interconnettono con autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta dell’Anas, compreso il Grande raccordo anulare di Roma. Già la scorsa estate un'altra sentenza del Consiglio di Stato aveva deciso un primo stop ai rincari in autostrada. Il decreto del governo, dicono i giudici amministrativi, non prende in considerazione l’esistenza di persone che percorrono le strade di interconnessione senza però entrare nelle autostrade, come nel caso del Gra di Roma. Non solo: lo stesso decreto è stato adottato anche in violazione delle norme comunitarie in materia.

Sono queste in sostanza le motivazioni per le quali il Tar del Lazio ha disposto l’annullamento del decreto ministeriale con il quale il 25 giugno 2010 erano state individuate le stazioni di riscossione per le quali dovevano essere applicati gli aumenti dei pedaggi dal primo luglio scorso. Oggi la pubblicazione delle motivazioni delle sentenze con le quali i giudici hanno accolto i ricorsi proposti dalla provincia di Roma, ma anche dalle province di Firenze, Rieti, Ferrara e Pescara, nonché dalla regione Toscana, dal comune di Fiano Romano (ma sono stati 41 i comuni che si sono schierati con la provincia di Roma) e dal Movimento dei cittadini.

Secondo i giudici amministrativi è fondato il motivo di ricorso secondo il quale il decreto impugnato “avrebbe individuato caselli o stazioni di esazione collocati in luoghi non direttamente o comunque non necessariamente interconnessi con tratte autostradali per le quali è stato imposto il pagamento di un pedaggio – si legge nelle sentenze – con conseguente imposizione agli automobilisti di una prestazione patrimoniale aggiuntiva che prescinderebbe dall’utilizzo in concreto del tratto viario interessato dal pedaggio”. In sostanza, “non vi sarebbe la necessaria ed imprescindibile corrispondenza tra chi è tenuto al pagamento del pedaggio e quanti utilizzano le tratte di strada interessate dal provvedimento”.

Il Tar ha ritenuto poi fondato anche l’ulteriore motivo di ricorso con cui l’amministrazione provinciale capitolina ha dedotto che il decreto ministeriale avrebbe violato la normativa comunitaria. Il decreto impugnato – si legge ancora – è stato adottato in violazione delle norme comunitarie, nonché della norma nazionale di recepimento delle stesse, giacché “determina forfettariamente la maggiorazione per le classi di pedaggio, a prescindere peraltro dall’effettivo uso dell’infrastruttura”.

“Con la sentenza di oggi il Tar seppellisce definitivamente la volontà del governo di introdurre i pedaggi sul Grande raccordo anulare e ancora una volta dà ragione alla Provincia di Roma che si è subito opposta a questa tassa iniqua”, afferma in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “È stata una vittoria dei cittadini contro un grave sopruso – aggiunge – che avrebbe colpito in modo indiscriminato i lavoratori, il sistema delle imprese e gli studenti in un momento di grave crisi economica. Una tassa ingiusta, che abbiamo subito contrastato un anno fa con la massima fermezza rivolgendoci alla giustizia amministrativa”.

“In questi mesi – conclude Zingaretti – la nostra determinazione non è mai venuta meno e ringrazio quanti, in particolare i circa cinquanta sindaci dei Comuni della provincia di Roma, hanno portato avanti insieme a noi questa battaglia in difesa del sacrosanto diritto dei cittadini di spostarsi senza dover subire tasse ingiuste imposte per far quadrare i conti dello Stato e con una volontà punitiva, in particolare, nei confronti di Roma e della sua area metropolitana”.

“È una vittoria dei cittadini. Le istituzioni si sono battute contro un provvedimento ingiusto e che avrebbe penalizzato soprattutto i pendolari che si spostano per motivi di lavoro e di studio”, aggiunge il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, commentando la pronuncia del Tar del Lazio che annulla gli aumenti dei pedaggi sulle autostrade e i raccordi autostradali, incluso il Gra, in gestione diretta dell’Anas. “La decisione di oggi va nella direzione giusta – conclude Renata Polverini – la Regione aveva da subito sostenuto il ricorso presentato dalla Provincia, a riprova di come, quando si tratta di avere a cuore i bisogni e diritti delle persone, le istituzioni sanno dimostrarsi unite”.

“Con l’annullamento da parte del Tar del Lazio del decreto governativo che aveva aumentato i pedaggi la scorsa estate si chiude una pagina davvero imbarazzante per il governo, che ha tentato di mettere le mani nelle tasche dei pendolari senza motivo”, afferma invece il deputato e capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta. “Si tratta di una clamorosa bocciatura della forzatura dei ministri Tremonti e Matteoli – aggiunge Meta – che avevano pensato bene di scaricare sulle spalle dei cittadini i costi della crisi economica. Non bisogna però perdere di vista l’obiettivo più insidioso ovvero i nuovi pedaggi su 1.300 chilometri di autostrade Anas, tra i quali il Gra di Roma ed altri raccordi strategici, che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo primo maggio. Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento al decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera in queste ore, per chiedere di rinviare i nuovi pedaggi alla fine dell’anno. Questo perché l’intera procedura è viziata da confusione e impantanata sempre per responsabilità del governo che non ha ancora emanato il decreto per individuare le tratte e le modalità di tariffazione, come prevede la legge. Fermo restando che siamo contrari ai nuovi pedaggi sulle strade Anas e che, alla luce della sentenza del Tar di oggi – conclude Meta – c’è bisogno di maggiore chiarezza per evitare altre brutte figure”.

“Il governo va avanti. Il pronunciamento del Tar del Lazio è semplicemente la coda di una vicenda già conclusa – risponde il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti della Lega Nord Roberto Castelli, –. È veramente inconcepibile che amministratori che dovrebbero essere responsabili assumano posizioni così demagogiche. Gli stessi che si riempiono la bocca con l’Unità d’Italia difendono gli assurdi privilegi per i quali alcuni cittadini possono non pagare ciò che i restanti milioni di italiani pagano”.

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