Mario Draghi gioca a fare il tedesco

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La Germania è orfana di un candidato alla successione di Trichet alla guida della BCE. E il banchiere italiano cerca di sconfiggere i pregiudizi per diventare l'uomo di Berlino

di David Saltuari

"I tedeschi sono talmente abituati a giocare il ruolo degli incompresi in Europa, che si sciolgono al primo accenno di un complimento. Mario Draghi capisce benissimo la psiche tedesca". E' con questa frase che il Wall Street Journal nella sua edizione online commenta l'intervista che il governatore della Banca d'Italia ha rilasciato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung e nella quale indica nel modello tedesco l'esempio da seguire. Un modo, secondo il quotidiano americano, di accreditarsi come candidato vicino alla Germania nella scelta del successore di Jean-Claude Trichet.

Il governo di Angela Merkel, infatti, si trova attualmente nell'imbarazzo di non avere un candidato ufficiale alla successione della BCE. La scorsa primavera la cancelliera aveva promosso la nomina a vicepresidente della Banca Centrale Europea del portoghese Vitor Constancio, imponendo così, nei delicati equilibri continentali, l'obbligo che la poltrona più alta andasse a un esponente dell'Europa centrale o del nord. E in prima fila c'era Axel Weber, presidente della Bundesbank e suo stretto alleato nello stabilire la politica monetaria europea.

Ma la crisi che ha infiammato l'economia mondiale nei mesi avvenire ha via via allontanato i due, portando nei primi giorni di febbraio, alle dimissioni a sorpresa di Weber da capo della banca centrale tedesca. E la Merkel e così rimasta con il doppio problema di dover trovare un successore a Weber e di non avere più un nome forte da spendere per la BCE. In questo vuoto cerca ora, secondo il Wall Street Journal, di infilarsi Mario Draghi che, nel suo colloquio con il quotidiano francofortese, non fa mistero di appoggiare le politiche in favore della stabilità di Berlino. In gioco ci sono infatti le due diverse, e storiche, visioni dell'economia europea. Da un lato la Germania, che punta soprattutto sul rispetto dei conti e sulla stabilità, dall'altro tutti quegli altri paesi, soprattutto quelli dell'area mediterranea, che in cambio della crescita sono disposti a sforare i loro bilanci e a lasciare crescere l'inflazione.

Draghi si trova a dover battere un antico pregiudizio, che vede negli italiani i fautori dell'inflazione. Recentemente la Bild, il popolarissimo giornale tedesco, in un articolo "Chi salverà ora l'euro" in una lunga lista di indesiderati mette proprio il presidente di Bankitalia scrivendo "Questo italiano sta all'inflazione come il sugo di pomodoro alla pasta". E non è un caso che Draghi, parlando con la FAZ, abbia voluto sottolineare che "la stabilità dei prezzi è stata alla base della crescita in Germania. Ora dovrà diventare la base per la crescita in Europa".

A capo della Bundesbank è stato intanto nominato Jens Weidmann, fino ad ora consigliere finanziario del governo di Angela Merkel. Una nomina che ha fatto venire più di un mal di pancia a Berlino, a cominciare proprio dagli alleati di Frau Merkel. Secondo i liberali della FDP, infatti, la nomina di un esponente del governo a capo della banca centrale mette in dubbio la sua capacità di autonomia. E non aiuta neanche la giovane età di Weidmann che, con i suoi 42 anni, è il presidente della Bundesbank più giovane di sempre.

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