Mirafiori, Sacconi a SkyTG24: "L'accordo non sarà riaperto"

Il ministro Maurizio Sacconi
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Il ministro del Lavoro dopo l’esito del referendum di Torino: “Quei ‘no’ non sono un’adesione alle politiche sindacali della Fiom”. Camusso (Cgil): "Valuteremo se ricorrere a magistratura". GUARDA IL VIDEO INTEGRALE

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L'accordo su Mirafiori "ovviamente non sarà riaperto": lo afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ospite di Sky Tg24, parlando dell'esito del referendum a Torino e della richiesta della Fiom (non firmataria dell'accordo) a riaprire la trattativa.

I “no” all'accordo Fiat (il 46%) sono l'espressione di una preoccupazione di conciliare i nuovi tempi di lavoro con quelli del “non” lavoro e non sono un'adesione all'ideologia del conflitto tra capitale e lavoro sostenuta dalla Fiom, ha anche spiegato Sacconi. "Quei 'no'  - ha detto il ministro nel corso dell’intervista – non sono un'adesione alle politiche sindacali, e non solo sindacali, della Fiom, non sono un'adesione all'ideologia del conflitto tra capitale e lavoro che in qualche modo ancora informa quell'organizzazione, sono l'espressione di quella preoccupazione diffusa tra i lavoratori - sono parole di Sacconi -  di non riuscire a conciliare i tempi di lavoro con i loro tempi di non lavoro. In passato - ricorda il ministro - molti accordi anche nella stessa Mirafiori firmati anche dalla Fiom sono stati bocciati dai lavoratori in base a questi timori sulla loro condizione di vita. La Fiom, quindi, non si intesti tutto questo risultato, ha sposato tutto il malessere e non si è assunta la responsabilità che altre organizzazioni si sono assunte per favorire l'investimento". "Tutta questa vicenda - ha aggiunto sull'argomento - scaturisce da  una dichiarazione di impegno da parte di Marchionne. Nasce dalla presentazione a Palazzo Chigi del piano 'Fabbrica Italia', che poi è stato presentato anche agli investitori. Quindi da una dichiarazione di impegno di investimento prima a Pomigliano e poi a Mirafiori".

Non poteva mancare, però, nel corso del botta e risposta un capitolo dedicato al caso Ruby (leggi tutte le notizie al riguardo). "E' l'ennesima vicenda giudiziaria politicamente viziata. Siamo abituati a ciò, in questi 17 anni ne sono successi di tutti i colori. Si tratta di una vera e propria aggressione ma il governo continua a governare. Con la Lega marceremo a tappe forzate verso il via libera al federalismo". "Sono convinto che non ci sarà alcuna condanna e che il presidente del Consiglio ancora una volta supererà queste aggressioni anomale rivolte sempre con precisione quantomeno sospetta e con puntualità che ha un segno politico". Se il premier si presenterà o meno dai pm "non sta a me a dirlo", dice il ministro. Che poi aggiunge: "La coalizione è solida, questa maggioranza non ha alternative e anzi è in grado di allargarsi". Il responsabile del Welfare spiega che "è assolutamente impossibile che ci sia un'ipotesi di governi nazionali. O Berlusconi o elezioni, questa legislatura - osserva - però concluderà il suo mandato con Berlusconi presidente".

La replica di Susanna Camusso (Cgil) - "Al ministro vorrei dire intanto che non decide lui se servono o non servono delle leggi e che ha un'idea della partecipazione e della organizzazione sindacale fatta di tifoserie". Lo afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite su Rai Tre del programma “In mezz'ora”, ribadendo la necessità di arrivare ad un accordo con le altre organizzazioni sindacali e imprenditoriali sulla rappresentanza e la democrazia sindacale e poi ad una legge. "Anche quel referendum ci dice che bisognerebbe essere poco tifosi e invece molto attenti a come si ricostruiscono condizioni di condivisione", aggiunge il numero uno della Cgil.

"Valuteremo se ricorrere alla magistratura" ma questo "non basta" – dice la Camusso, aggiungendo che "una clausola che impedisce a un lavoratore di partecipare ad uno sciopero è un tema che sicuramente arriva sino alla Corte Costituzionale" perché "siamo di fronte a dei diritti che non sono disponibili né a un'impresa né a un sindacato". Comunque, prosegue, "non è sufficiente dire che ricorreremo alla magistratura" perché "non si può affidare la rappresentanza sindacale" alla magistratura.

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