La Borsa promuove la nuova Fiat

Sergio Marchionne
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"Se a Mirafiori vince il no salta l'accordo" avverte l'ad Marchionne. "Siamo in grado di produrre le auto con o senza la Fiom - aggiunge - ridicolo chiederci di svelare i dettagli del piano". Possibile l'acquisto della maggioranza di Chrysler. VIDEO

La Borsa promuove la nuova era di Fiat, da oggi ufficialmente scissa in due: Fiat Industrial, la società che ha ereditato il business 'non auto', ha archiviato la giornata d'esordio sul Ftse Mib di piazza Affari a quota 9 euro per azione, identico valore di apertura e in rialzo del 3,05% rispetto al prezzo di riferimento fissato da Borsa italiana (8,73 euro). Meglio ha fatto Fiat spa, cui fa capo l'auto, che aveva iniziato la giornata a quota 6,90 euro e ha chiuso a 7,025 euro, in crescita del 4,91% sul prezzo di riferimento (6,69 euro); vorticosi gli scambi su quest'ultima, con 48 milioni di pezzi passati di mano, pari al 4,4% del capitale. Sommati, i valori di chiusura dei due titoli ammontano a 16,02 euro, sotto le attese degli analisti ma ben oltre i 15,43 euro con cui giovedì Fiat aveva salutato il listino, per un premio pari a circa il 3,8%.

Una giornata positiva per il gruppo torinese, cominicata con un chiaro segnale lanciato da Sergio Marchionne. "Se vince il no con il 51% la Fiat non farà l'investimento a Mirafiori" aveva detto in mattinata l'amministratore delegato di Fiat, in vista della consultazione con i lavoratori dello stabilimento fissata per il 15 gennaio.
"Se il referendum di Mirafiori - ha proseguito - raggiungerà il 51% andremo avanti con il nostro progetto. La gente si deve impegnare a fare le cose".  Anche perché il Gruppo Fiat - aggiunge Marchionne - è "capace di produrre vetture con o senza la Fiom" e "siccome la condizione dell'accordo è garantire la governabilità dello stabilimento, se andiamo a impedirla avremo dei problemi. L'accordo verrà preso con la maggioranza dei sindacati".
"La Fiat non ha lasciato fuori nessuno - ha detto ancora Marchionne - se qualcuno ha deciso di non firmare, non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno. La Fiat ha bisogno di libertà gestionale e non può essere condizionata da accordi che non hanno più senso".

"Offensivo chiedere i punti specifici del piano" - A chi chiedeva poi precisazioni sull'accordo con i sindacati, l'amministratore delegato del Lingotto ha detto che "chiedere a Fiat di svelare i dettagli di un piano basato su un numero di anni e progetti per poi aprire un dibattito chiaro su Mirafiori lo trovo ridicolo".
Marchionne dà quindi "un consiglio": "Se si dovesse presentare un altro amministratore delegato di una azienda straniera con un assegno di 10 miliardi dicendo di voler investire in Italia, facciamoci collettivamente un grandissimo favore e cerchiamo di non importunarlo con i dettagli di un progetto che viene finanziato da lui e che fa il bene del Paese".
Il manager ha poi rincarato la dose: "Vogliono vedere il resto degli investimenti? Ma che scherziamo? C'è una ragione per cui nessuno viene ad investire qui. Sono appena tornato dal Brasile, dove ho inaugurato con Lula (l'ex presidente, finito in questi giorni al centro delle polemiche per il "no" all'estradizione di Battisti, ndr) una fabbrica a Pernambuco: non si sarebbe mai permesso nessuno in Brasile di farsi dare i dettagli dell'investimento, non lo fa nessun altro Paese del mondo. Smettiamola di comportarci da provinciali: quando servirà mettere gli altri 18 miliardi del piano - ha sottolineato - li metteremo".
Per Marchionne, è quindi "offensivo" che si chieda al gruppo di mostrare "i punti specifici del piano". "Non ho chiesto io allo Stato o ai sindacati di finanziare niente, è la Fiat che sta andando in giro per il mondo a raccogliere finanziamenti. Siccome siete bravi a sindacare - ha concluso, replicando alle domande dei giornalisti - andate voi e i sindacati in giro a raccogliere i finanziamenti".

"Acquistare la maggioranza di Chrysler è una possibilità" - Marchionne ha risposto anche alla possibilità che il gruppo di Torino possa acquistare il 51% delle azioni di Chrysler già nel 2011: l'ipotesi è stata definita "possibile ma non probabile" dall'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. "E' possibile - ha spiegato - che noi saliamo al 51% se Chrysler decide di andare in Borsa nel 2011". Non c'è invece "nessun piano" di fusione tra Fiat e il gruppo di Detroit.

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