Fiat, accordo per Pomigliano ma Fiom proclama lo sciopero

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Firmato il nuovo contratto per 4600 lavoratori dello stabilimento campano, aumento medio anno di 360 euro lordi. I metalmeccanici della Cgil non firmano e protestano: incroceranno le braccia per 8 ore il 28 gennaio contro le politiche del Lingotto

Otto ore di sciopero generale dei metalmeccanici contro Fiat che vuole "operai schiavi, senza diritti e sotto ricatto". La Fiom-Cgil risponde così all'accordo (guarda il video per sapere cosa prevede) su Mirafiori siglato dalle altre sigle dei metalmeccanici, seconda tappa dopo Pomigliano del confronto con il Lingotto sul piano industriale per l'Italia: "Un atto antisindacale, antidemocratico ed autoritario senza precedenti", un "attacco alla democrazia ed ai diritti", "in contrasto con la Costituzione" e con il rischio "di un imbarbarimento sociale", dice il leader dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini.
Sciopero il 28 gennaio, con manifestazioni regionali. Ma anche una raccolta di firme tra i metalmeccanici "per dire che le libertà sindacali vanno difese nell'interesse di tutti", iniziative di sensibilizzazione in tutt'Italia, incontri con i leader politici, l'assemblea dei delegati il 3 ed il 4 febbraio.

Così la Fiom si mobilita contro quella che ritiene una strategia "con un obiettivo chiaro: cancellare il sistema dei diritti del lavoro". Mentre le altre sigle dei metalmeccanici proseguono lungo la strada degli accordi separati, con l'intesa sul nuovo contratto per lo stabilimento di Pomigliano in Campania.
"Fermateli, stanno facendo del male ai lavoratori", dice il segretario della Fiom, che rivolgendosi anche al Lingotto aggiunge: "Non si illudano, non è così che cancelleranno il più grande sindacato dei metalmeccanici".
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ribatte: "Mentre la Fiom fa scioperi, noi portiamo risultati ai lavoratori". Lo sciopero sarà di tutti i metalmeccanici, e non più (come era già in programma) dei soli dipendenti Fiat: colpirà quindi anche Federmeccanica, che dovrebbe "prendere una posizione chiara", dice la Fiom, "se è vero" che non condivide lo strappo del Lingotto sul contratto dei metalmeccanici, le newco per creare aree franche a Pomigliano e Mirafiori.

"Un pugno in faccia a Confindustria e Federmeccanica": Marchionne, dice Landini, "sta dicendo che nelle sue aziende fa quello che gli pare a prescindere dalle regole". Il referendum sull'accordo di Mirafiori sarà il prossimo passaggio delicato: la Fiom replica la posizione già assunta a Pomigliano; gli operai "devono andare a votare per evitare pressioni", ma "è illegittimo perché su diritti irrinunciabili, un ricatto ai lavoratori". Per la minoranza interna alla Fiom, vicina alla segreteria Cgil, serve "una battaglia politica per il no al referendum", ma bisogna anche essere pronti ad accettare un eventuale si, con una "firma tecnica" per non essere esclusi dalle nuove rappresentanze aziendali (come previsto dall'accordo per chi non firma). In 29oggi si sono astenuti sul documento finale del Comitato centrale Fiom: "In dissenso contro una linea di Landini ineccepibile sul piano formale ma priva di risultati sul piano sostanziale", dice il leader della minoranza Fausto Durante.
Sul fronte politico un documento del Pd, dopo una riunione delle segreterie di Piemonte e Torino con il responsabile nazionale per l'economia Stefano Fassina, giudica "preziosi e irrinunciabili" gli investimenti ma "ingiustificabili" gli "strappi sulle regole". Alla Fiom non è piaciuto "il gioco di chi dice: se fossi un operaio Fiat farei cosi'... ". Un riferimento a esponenti del Pd torinese, come Piero Fassino e Sergio Chiamparino; con Landini che commenta: "Andate nelle catene di montaggio e vediamo se poi ragionate ancora nello stesso modo". Mentre del governo dice: "Quando va bene al massimo fa il tifo, e ovviamente per Marchionne"

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