Da Netscape a Facebook: 10 anni di navigazione in rete

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La quotidianità è sempre più connessa e nel futuro ci sarà sempre più integrazione tra le varie funzioni. Ma solo dieci anni fa su Internet si combatteva la guerra dei browser e ci si divideva tra fan di Navigator e di Explorer

Fare shopping, condividere le proprie immagini, comunicare con amici e conoscenti, consultare l'orario delle ferrovie, perdere tempo, ascoltare musica. La vita quotidiana si svolge sempre più online. Di conseguenza gli strumenti che ci permettono di andare in rete si trovano costretti a sviluppare sempre maggiori funzionalità per permetterci di compiere tutte le nostre attività senza perderci tra troppe finestre o programmi troppo complessi. Una rivoluzione copernicana rispetto a come era il mondo dieci anni fa, quando la navigazione si limitava a un passaggio (a volte neanche tanto veloce) tra pagine interconnesse da un semplice link.

Il 2000 si apriva con i resti della cosiddetta guerra tra i browser, la sfida tra Internet Explorer e Netscape Navigator per stabilire quale fosse il programma migliore per navigare in rete. Erano però altri tempi, quelli, dove Internet rappresentava solo una parte, non necessariamente la più importante, nell'uso quotidiano dei computer. La banda larga era ancora lontana, giravano le prime linee adsl, ma la maggior parte dei navigatori si collegava ancora con i vecchi, e rumorosi, modem. L'uso della rete era considerato ancora abbastanza marginale, tanto che i due software in lotta erano, almeno nella loro versione business, ancora a pagamento.

E fu proprio l'intuizione della Microsoft di includere gratuitamente Explorer in tutte le versioni di Windows, a permettere all'azienda di Bill Gates di vincere la guerra per l'accesso alla rete. Al colosso dell'informatica costò un'indagine dell'antitrust americana, ma il concorrente Netscape Navigator passò da una quota attorno all'ottanta per cento al misero uno per cento che detiene oggi.

Ma quella tra i browser non fu solo una guerra commerciale. Scegliere di connettersi usando Netscape o Explorer, nei primi anni del nuovo millennio, era una scelta di campo, una posizione ideologica che poteva costare amicizie di lunga data. La realtà era, come sempre, molto più complessa e meno drammatica. Entrambi i browser nascevano da Mosaic, il primo, storico, programma che introducendo nei primi anni novanta la possibilità di navigare per link ipertestuali aveva praticamente dato forma alla rete come la conosciamo oggi. A differenziarli era, più che le funzioni comunque simili, il fatto che Netscape era stato sviluppato da Marc Andreessen, giovane programmatore e fondatore di una piccola società, Explorer era il browser di Microsoft. Per gli utenti Davide contro Golia. E la vittoria del Golia di turno, faceva presagire un futuro in cui l'azienda di creatrice di Windows aveva il controllo sul principale ingresso in rete.

Il futuro, però, segue logiche tutte sue. Con il passare degli anni il problema dei browser è passato un po' in secondo piano. Dalle ceneri di Netscape è nato Mozilla Firefox e l'ex dominatore Explorer sembra sempre più affaticato. La volpe di fuoco, in rete dal 2005, ha lentamente eroso quote di mercato all'azienda di Bill Gates, facendo leva sul passaparola tra gli utenti e usufruendo delle centinaia di applicazioni gratuite sviluppate dai navigatori in modo autonomo. Da oltre due anni inoltre, della partita è anche Google, che con il suo Chrome detiene ormai il 10% del mercato. Ma a essere cambiato è soprattutto lo scenario intorno. Se nel 2000 si poteva pensare che offrire il browser più usato garantiva un controllo sulla rete, l'esplosione successiva di Google e il crescere della sua centralità nella rete ha cambiato tutte le prospettive del problema. Tanto che oggi a preoccupare molti analisti è proprio il potere del motore di ricerca.

La questione dei browser è stata quinti accantonata? Per niente. Nei prossimo anni Internet diventerà sempre più centrale rispetto all'uso che facciamo dei computer. Oggi si vive connessi praticamente ventiquattro ore al giorno e la qualità richiesta dai browser è la stessa che si pretende da un sistema operativo. Anzi, nei progetti di Google, Chrome dovrebbe proprio diventare un sistema operativo che utilizza applicazioni che nella maggior parte dei casi si trovano in rete. D'altra parte molte operazione che una volta si svolgevano sul computer, dalla compilazione dei testi al taglio delle immagini, stanno migrando sempre più verso la rete, con servizi come Google Docs e Picnik.

Il browser del futuro dovrà quindi permettere una maggiore interazione tra i vari servizi presenti in rete. Un primo passo in tale direzione lo sta tentando Mozilla con il suo progetto Ubiquity, un sistema di navigazione per evitare la moltiplicazione di pagine aperte. L'intuizione dei fondatori di Mozilla è che in rete si fanno cose (cambiare il proprio status, twitterare, "diggare" pagine) più che andare in posti. Cercare di concentrare ogni cosa in una sola pagina, però, per ora si sta dimostrando un impegno più duro del previsto e il progetto Ubiquity è ancora lontano da una conclusione.

Tutti questi sforzi potrebbero anche essere però in parte inutili. La navigazione si allontana sempre di più dai computer per diffondersi su telefoni e iPad. E qui il browser classico rischia di cedere il passo alle singole applicazioni dei siti. Non si va più su Facebook per taggare le foto, ma ci si connette usando l'app di Facebook per iPhone. Il rischio è che il futuro sia segnato da applicazioni chiuse in se stesse che non permettono di linkarsi a vicenda. L'esatto contrario dei motivi che avevano portato alla nascita di Mosaic. E' il motivo che ha portato recentemente l'edizione americana di Wired a chiedersi se per caso Internet, per come lo conosciamo ora, non stia morendo.

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