Marchionne: "In Italia si parla, negli Usa si fa"

Sergio Marchionne
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L'ad di Fiat inaugura insieme a Barack Obama uno stabilimento della Chrysler e difende il suo stile: "Le mie parole sono accurate, precise ed efficaci. Questa gente deve rendersi conto che la realtà è la realtà"

Negli Stati Uniti "si fa", in Italia "si parla". Questo il secco commento dell'amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne, all'inaugurazione dell'impianto Crhysler di Kokomo negli Stati Uniti. L'ad ha inoltre sottolineato che potrebbe"non esserci al prossimo incontro che si terra' nei prossimi giorni su Mirafiori. E' un incontro istituzionale". A chi gli chiedeva un commento sulle dichiarazioni del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che gli ha dato piena ragione osservando comunque come i suoi modi sono talvolta bruschi, Marchionne ha risposto: "Le mie parole sono accurate, precisi ed efficaci. Questa gente deve rendersi conto che la realtà e la realtà: qui, a Kokomo, in 18 mesi sono stati annunciati investimenti per 3 miliardi di dollari. Qui si fa, da noi si parla". All'inaugurazione dello stabilimento americano erano presenti anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il suo vice Joe Biden, che hanno avuto parole di elogio per il manager italiano.

I dipendenti dell'impianto di Kokomo si sono tutti alzati alle parole del presidente Barack Obama che, dopo aver visitato lo stabilimento ha detto: "Sergio mi ha detto che ci saranno ulteriori investimenti e questo significa anche posti di lavoro". Alle parole del presidente sulle assicurazioni di 'Sergio', i dipendenti della fabbrica si sono alzati ad applaudire. Marchionne era seduto in prima fila ad ascoltare Obama e il vice presidente Joe Biden. Al termine dei loro interventi, Marchionne ha aggiunto: "Kokomo entro il 2013 potrebbe diventare il maggiore impianto di trasmissioni al mondo. Se Chrysler fosse scomparsa, l'impianto avrebbe chiuso".

Alle parole di Marchionne ha risposto indirettamente il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha sfidato l'ad di Fiat "dentro un progetto industriale che sia partecipato"."Marchionne, anche in modo sgarbato e irritante, ha chiesto al sistema produttivo italiano un'idea di sviluppo con forti trasformazioni - sottolinea Alemanno -. Nel momento in cui dice di voler investire non gli si può dunque rispondere con un No come fa la Fiom, seguendo una vecchia logica classista che è nel cervello di pochi sindacalisti rossi massimalisti". Alemanno, che è presidente della Fondazione Nuova Italia, mette in chiaro che opporsi alla logica della Fiom non vuol dire "accettare a scatola chiusa una verità rivelata". Anche perché, dice per inciso, "Marchionne faceva la fila ai gazebo del Pd, quindi qualcosa sbaglia anche lui". L'idea che il sindaco di Roma lancia è quella di "incalzare l'ad della Fiat non su vecchie rivendicazioni di retroguardia, ma scommettendo su una grande linea di sviluppo che abbia alla base il metodo della partecipazione".

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