Badanti straniere, una su due lavora in nero

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Secondo i dati ufficiali sono 700mila, ma in realtà sarebbero più del doppio. Lo rivela uno studio della Caritas, in collaborazione con il ministero dell'Interno

Sono circa un milione e 400 mila le badanti straniere impiegate nelle famiglie italiane e la metà di loro lavorerebbe in nero.
Lo rileva il "Terzo Rapporto European Migration Network Italia - Mercato occupazionale e immigrazione" a cura del Ministero dell'Interno e del Dossier statistico immigrazione, che analizza, tra le altre cose, le condizioni di lavoro degli stranieri in Italia, a partire dai permessi di soggiorno scaduti e non rinnovati per motivi di lavoro (è accaduto nel 70% degli oltre 154 mila casi), fino alla "migrazione circolare" (per lavori temporanei e ripetuti che nel 2009 ha riguardato oltre 31 mila persone) o all'occupazione più stabile.

In tutto in Italia sono circa 2 milioni gli stranieri occupati e hanno un maggiore tasso di attività rispetto agli italiani (72,7%; 8,3 punti in più), anche perché "gli impieghi di bassa qualifica hanno resistito di più alla crisi".
Per quanto riguarda il lavoro di badante, nel rapporto si osserva come l'Inps abbia "registrato poco più di 700 mila persone" che si dedicano all'assistenza delle famiglie, per cui 4 donne immigrate lavoratrici su 10 sono inserite nel settore; "invece, secondo diverse indagini, il mondo delle colf avrebbe estensione doppia e coinvolgerebbe milioni di famiglie italiane. E' risaputo che questo comparto si caratterizza per la notevole diffusione del lavoro sommerso e, in effetti, l'ultima regolarizzazione, destinata ad assicurare all'Inps un gettito contributivo ulteriore di oltre 400 milioni di euro, si è chiusa con 295.000 domande di assunzione".

Migliaia di migranti vengono impiegati per lavori stagionali o periodici. L'Italia, fa notare il rapporto, "si sta avvicinando" al concetto di migrazione circolare (il decreto flussi 2010 riserva alla migrazione circolare 4 mila ingressi sugli 80 mila totali stabiliti per il lavoro stagionale): "dall'archivio visti del Ministero degli Affari Esteri, si ricava che gli immigrati venuti nel 2009 per un periodo di tre mesi, e quindi non per un inserimento lavorativo o per un lavoro stagionale, sono stati 31.394. I motivi principali: lavoro dipendente (5.278), motivi religiosi (4.361, assimilabile spesso al lavoro), lavoro autonomo (3.665) e studio (17.880, componibile parzialmente, anche se non formalmente, con attività lavorative)". E a migliaia, una volta terminato il rapporto di lavoro, hanno lasciato il paese o hanno continuato a viverci in clandestinità: sono 154.026 i permessi di soggiorno scaduti l'1 luglio 2010 e mai rinnovati.
In 7 casi su 10 le cause sono da ricercare nel lavoro (100.632 lavoro subordinato; 10.256 autonomo). Anche le anagrafi forniscono dati sui "ritorni" in patria: "tra il 2003 e il 2008 - osserva il rapporto - le cancellazioni anagrafiche effettuate da cittadini stranieri sono passate da 12.886 a 32.270, quasi triplicate, ma riguardano appena 1 su 17 rispetto ai 469.526 iscritti in anagrafe come cittadini esteri".

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