Quanto è stretta la banda italiana

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Secondo una ricerca condotta a livello mondiale, la velocità media delle connessioni tricolori è di 3 Mbps, dato che ci pone in fondo alla lista dei Paesi europei. Intanto, gli investimenti per ammodernare la rete e colmare il digital divide latitano

di Gabriele De Palma

Poco più di 3 megabit al secondo (Mbps), questa la velocità reale media delle connessioni in Italia. Ben diversa da quella nominale, quella venduta dagli operatori ma che nel contratto viene preceduta dall'insidiosissima locuzione “fino a”, che descrive la velocità raggiunta in condizioni ideali e difficilmente realizzabili (come la vicinanza con la centrale e l'assenza di altri utenti attivi nei dintorni).

Un dato sconfortante e che ritocca in basso quello già poco onorevole reso pubblico a inizio giugno, quando la media veniva fissata a 4Mbps. Ora si scende di un altro megabit e non è una buona notizia.
I numeri sono stati diffusi da Royal Pingdom, società di analisi, e raccolti da Akamai, azienda che offre servizi di rete alle società Internet e che ha realizzato un'indagine a livello mondiale.

I Paesi connessi a velocità migliori risultano quelli asiatici (Corea del sud, Giappone e Hong Kong), seguiti da sette nazioni europee. A parte la Corea, che fa storia a sé e può vantare una velocità media stratosferica superiore ai 17Mbps, gli altri nella top ten navigano il web a più di 5Mbps. Sorprende la Romania, primo Paese europeo con connessioni oltre i 6Mbps. Per dare un'idea della posizione dell'Italia, in Europa peggio di noi ci sono solo la Polonia e la Spagna. La velocità media globale invece si attesta intorno ai 2Mbps.

Il responso della ricerca Royal Pingdom-Akamai, che riguarda la velocità è tanto più preoccupante se si considera che nel nostro Paese le cose non vanno molto bene nemmeno dal punto di vista della diffusione della rete in relazione alla popolazione. Secondo le ultime statistiche (aggiornate a fine agosto) dell'InternetWorldStats, infatti, sarebbero ancora 28 milioni gli italiani "digitalmente divisi", senza alcun tipo di accesso a Internet. Come a dire, nel nostro Paese la banda non è soltanto stretta, è pure poca e non si sta facendo abbastanza per cambiare la situazione. Come è noto, gli 800 milioni previsti dal Piano Romani, che avrebbe dovuto eliminare il digital divide non si sono materializzati con il risultato che non si fanno nuovi sostanziali interventi sulla rete da qualche anno.

E quelli che si fanno non sono risolutivi. È dei giorni scorsi, per esempio, la notizia di un accordo siglato tra l'Associazione dei comuni italiani (Anci) e il ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani per migliorare la collaborazione dei Comuni ai piani di miglioramento dell'infrastruttura per abbattere la voce più alta nelle spese necessarie a passare dal vecchio rame alla fibra ottica, quella dei permessi e degli scavi per posare i cavi (stimabile intorno al 60 per cento dei costi totali).

L'accordo, secondo gli esperti, è meritevole e può aiutare, ma per fare un salto di qualità è necessario che i maggiori operatori contribuiscano fattivamente, evento che fino ad ora non si è realizzato. I Piani industriali di Telecom Italia, che ha ereditato la rete telefonica pubblica e dovrebbe essere il principale protagonista dell'ammodernamento dell'infrastruttura, da ormai un quinquennio promettono investimenti cospicui nell'arco di tre anni. Però, fanno notare alcuni osservatori del settore, i soldi sono generalmente spalmati in modo poco armonioso: pochissimo per il primo anno, un po' di più per il secondo e tantissimo per il terzo anno. Peccato che ogni anno il piano ricominci da capo, con la conseguenza che siamo sempre nei dodici mesi in cui si spende poco o niente.

Intanto, le pressioni da parte delle istituzioni (governo o Autorità antitrust – Agcm-  e per le comunicazioni – Agcom) per la realizzazione di una nuova società che si faccia carico di portare la fibra ottica il più vicino possibile alle case degli italiani, sono state finora respinte ai mittenti da parte dell'ex-monopolista. E la banda tricolore resta inevitabilmente a macchia di leopardo e pure striminzita.

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