Apple vs Apple, una guerra lunga 30 anni

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Tra la società di Steve Jobs e i Beatles molti scontri in tribunale per colpa di un nome e di un simbolo troppo simili. Cronistoria di tre decenni di lotte che hanno preceduto lo storico accordo del 16 novembre.

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di Gabriele De Palma


Helter Skelter, Yesterday, Revolution n°9 e tutti gli straordinari successi dei baronetti di sua Maestà sono finalmente su iTunes. I musicofili celebrano un evento che è anche il lieto fine di un rapporto turbolento iniziato 30 anni fa e che ha avuto come causa della discordia, una volta di più, una mela, anzi due. Quella verde della casa di produzione dei Beatles e quella morsicata dell'azienda di Steve Jobs che hanno costituito a lungo un marchio conteso tra le parti.

Apple Corps, cui appartiene la Apple Records, è infatti la società fondata nel 1968 dai quattro menestrelli di Liverpool per pubblicare i propri album e sostenere le proprie attività; mentre Apple Inc. (fino a inizio 2007 Apple Computer) è la casa produttrice di computer Mac, iPod, iPhone e iPad, fondata a Cupertino nel 1976 da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne.

La disfida legale tra i due frutti ha avuto inizio nel 1978, quando George Harrison vide una pubblicità dei produttori del Macintosh su un quotidiano e capì che c'erano gli estremi per fare causa in base alle leggi che tutelano la proprietà intellettuale, in questo caso il marchio Apple e il logo (una mela verde per i Beatles e una mela morsicata per Cupertino). Il primo round si chiuse nel 1981 con un accordo tra le parti in cui Apple Computer versò 80mila dollari a Apple Corps con la reciproca promessa di non invadere i rispettivi mercati: Corps non può dedicarsi ai computer (nonostante ci fosse un ramo della società a nome Apple Electronics voluto da John Lennon, che non ebbe però mai molta fortuna), Apple Computer non può entrare nel mondo della musica.

Ma non era finita. Il gong del secondo round infatti suonò nel 1986 e i due contendenti questa volta continuarono a darsele fino al 1991. Nel 1986 Apple Computer, infatti, introdusse la possibilità di registrare musica e di eseguirla nei propri Pc (gli Apple II), contravvenendo così all'accordo di cinque anni prima. Questa volta l'azienda di Steve Jobs, che aveva appena lasciato le proprie cariche per divergenze col resto del consiglio di amministrazione, pagò agli inglesi una cifra vicina ai 30 milioni di dollari con la promessa di non dedicarsi mai alla vendita di musica, almeno per quanto riguarda quella registrata su supporto fisico. Fine del secondo round ma non dell'incontro.

Nel 2002 uno Steve Jobs rientrato con pieni poteri ai vertici dell'azienda di Cupertino, lanciò iTunes, il negozio online che in accoppiata con iPod messo sul mercato l'anno prima, decretò un enorme successo per l'azienda e modificò sensibilmente gli equilibri del mercato della musica digitale. Apple Corps, visti i precedenti, non poteva certo restare a guardare e si appellò nuovamente alla Corte, che però questa volta diede ragione agli americani. Per tutta risposta i Beatles rifiutarono di firmare contratti per la vendita del loro repertorio su iTunes, anche perché da Cupertino, prima del lancio dello store online, era arrivata un'offerta di un milione di dollari all'omonima società londinese giudicata insufficiente.

La pace tra le due mele e la fine delle ostilità fu siglata solo nel 2007, quando l'azienda californiana acquisì i diritti sul trademark Apple dalla società londinese per una cifra mai rivelata ma che gli addetti ai lavori hanno stimato intorno ai 500milioni di dollari. Da allora le speculazioni e gli annunci di una imminente distribuzione dei brani dei Beatles su iTunes si sono susseguiti, senza esito almeno fino a oggi quando la storia si è conclusa con il classico lieto fine.

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