Marchionne: “L’Italia un peso per la Fiat”. Ed è polemica

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Dure reazioni alle dichiarazioni dell’ad (“neanche un euro dell’utile viene dagli stabilimenti nazionali”). Fini: "Ha parlato più che da canadese". Epifani: “Vuole andarsene”. Calderoli: “Ha la memoria corta sugli aiuti di Stato”. LA RASSEGNA STAMPA

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Piovono le reazioni alle parole dell’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne che, in un'intervista a Che tempo che fa di Rai3, ha sostenuto che il Lingotto farebbe più profitti senza l'Italia e che per avere salari simili ai competitor bisogna allinearsi anche in termini di competitività.

"Marchionne mi sembra che abbia dimostrato di essere un po' più canadese che italiano, visto che è italo-canadese" commenta il presidente della Camera Gianfranco Fini, parlando durante un incontro con gli studenti a Rovigo della questione Fiat. "Ha detto una cosa - ha aggiunto - che sarebbe normale se detta da uno che non è un top manager italiano, ma è un po' paradossale che lo dica l'amministratore delegato della Fiat perché se è ancora un grande colosso è stato perché c'è stato il contribuente italiano a garantirlo".

Reazioni che trovano ampio spazio anche sui giornali. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani, in un colloquio a caldo con La Repubblica dice: "La verità è che Marchionne vorrebbe andarsene dall'Italia. D'altra parte è lui stesso che continua a dirlo. Non a caso sostiene di non avere più debiti con il nostro Paese. E' come se si sentisse obbligato a stare qui da noi, mentre il gruppo è sempre più americano, forte in Brasile e negli Stati Uniti". E ha aggiunto: "Come si può pensare che dagli stabilimenti italiani provengano anche gli utili quando sono praticamente fermi. Si fa cassa integrazione dappertutto. E si ricorre alla cassa integrazione perché il mercato europeo non va bene, in particolare per i marchi Fiat. Sulle fasce medio alte, quelle che fanno guadagnare, la Fiat è praticamente assente, e su quelle medio piccole la concorrenza è agguerritissima. Non ci sono i modelli: questa è la realtà. Allo stato non c'è un progetto industriale per l'Italia".

Piccata anche la reazione del ministro leghista per la Semplificazione Roberto Calderoli che, sempre su La Repubblica, dice: "Marchionne ha la memoria corta sugli aiuti di Stato". Più soft il leader della Cisl Raffaele Bonanni che, in un’intervista al Corriere della Sera, lancia all'ad italo-canadese una sfida: "Arriviamo al pieno utilizzo degli impianti in cambio non solo del salario di produttività, ma anche della ripartizione degli utili e si arrivi a un livello alto di partecipazione delle decisioni aziendali". Bonanni lamenta l'assenza della politica e definisce il governo "immobile" e l'opposizione prigioniera delle ideologie e "populista". Chi apprezza Marchionne e invita ad andare oltre per dare una scossa alla competitività italiana è il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei: "Ho sentito cose del tutto condivisibili. Marchionne avrebbe potuto dirne molte di più" dice al Corriere della Sera.

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