Draghi: "La ripresa economica c'è, ma è debole"

Mario Draghi
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Il governatore di Bankitalia a Seul per il G20 della finanza indica i rischi dello sviluppo futuro: la fragilità del settore, gli squilibri nella crescita anche tra paesi europei e il risvegliarsi del protezionismo

"La ripresa economica mondiale c'è ma è più modesta e più debole che in altre occasioni e non uniforme perché ci sono paesi in Europa che crescono più rapidamente di altri ed è esposta a rischi che dobbiamo affrontare". E' quanto ha affermato il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi e presidente dell'Fsb al G20 finanza in Corea. Draghi ha citato fra i rischi la fragilità nel settore finanziario, il persistere degli squilibri globali e la necessità di andare avanti sul terreno della sostenibilità fiscale. Inoltre altri pericoli arrivano da un perdurare dei tassi di interesse ai minimi per un periodo troppo prolungato, dai flussi di capitale straordinari verso i paesi emergenti e dal risvegliarsi del protezionismo.

I cambi "sono uno dei rischi" della ripresa dell'economia mondiale insieme "al persistere degli squilibri sulle bilance dei pagamenti che sono peraltro cresciuti negli ultimi mesi  E' molto importante affrontarlo in uno schema di cooperazione e in una sede multilaterale come quella offerta dal G20" ha spiegato Draghi. Il governatore di Bankitalia si è detto poi fiducioso che il summit di Seul di metà novembre approvi le nuove regole sulla finanza globale elaborate dall'Fsb di cui è presidente. Il governatore ha spiegato come "le risoluzioni sono il risultato di un lavoro molto lungo dell'Fsb e del Comitato di Basilea negli ultimi due anni".

Il Financial Stability Board non proporrà al G20 di Seul una proibizione dei rating, che sono "un sistema trasparente", ma solo dei meccanismi per ridurre la dipendenza del sistema finanziario ha poi ribadito il governatore della Banca d'Italia. Draghi, che aveva illustrato mercoledì a Seul l'agenda delle proposte da portare al vertice fra cui quella sulle agenzie di rating, è tornato ad avvisare come "il cambiamento non avverrà in una notte" perché si tratta di "un lungo viaggio".

L'Fsb pensa così di chiedere di eliminare nelle normative le clausole che rendono come condizione necessaria per l'ammissione di strumenti finanziari ai mercati la presenza di un rating. Inoltre si incoraggiano gli attori del sistema finanziario (banche, fondi e autorità supervisione) a ridurre la "dipendenza meccanica" dai rating e a sviluppare proprie autonome valutazioni. Non si vuole così creare sistemi soggettivi e personali di valutazione del debito (le agenzie rappresentano infatti pur sempre un soggetto terzo e di mercato pur con molti limiti emersi nella crisi)  ma eliminare gli effetti indesiderati come appunto la passiva accettazione di strumenti e attività finanziarie fregiate di un alto rating e magari 'imbottite' di posizioni ad alto rischio.

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