Paolo Romani è il nuovo ministro per lo Sviluppo Economico

Paolo Romani
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Dopo oltre 150 giorni di interim tenuto da Silvio Berlusconi è stato scelto il successore di Scajola. Romani, 63 anni, è stato uno dei pionieri dell'emittenza televisiva privata lombarda. Fuori programma di Berlusconi: "Vi racconto una barzelletta?"

Paolo Romani ha giurato come nuovo ministro dello Sviluppo Economico dal presidente Repubblica Giorgio Napolitano.  Dopo oltre 150 giorni si conclude così l'interim retto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il posto era rimasto vacante dopo che lo scorso 5 maggio Claudio Scajola si era visto costretto a rassegnare le dimissioni in seguito ai dubbi sorti intorno alla compravendita della sua casa.

Il nome di Romani solleva però molte critiche per il suo passato che lo ha visto vicino a Mediaset, l'azienda di proprietà del presidente del consigli.. E proprio nel settore televisivo Romani ha una lunga esperienza prima come imprenditore e poi come parlamentare.

Reazioni - "Avrei preferito Confalonieri: sia per la sua conoscenza del mondo dell'impresa, sia per la sua conoscenza del mondo televisivo." Lo ha detto Pier Ferdinando Casini subito dopo la nomina di Romani. Duro anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Mastro Geppetto costruirà in legno il ministro dello Sviluppo, e l'opera è in fase di rifinitura". "La verità è che qualunque ministro venga non troverà più il Ministero". Duro anche il commento di Anna Finocchiaro: "Romani è senz'altro un esperto di politiche della
comunicazione, essendo stato editore, dirigente di Mediaset, poi uno dei principali autori della sciagurata legge Gasparri. Non credo, invece, si intenda molto di vertenze aziendali e di crisi d'impresa, ed è quindi improbabile che riesca a riparare i danni di cinque mesi di sostanziale assenza del governo nel periodo più acuto della crisi economica".

Critiche dai consumatori - Anche il Codacons boccia la nomina di Romani. In una nota l'associazione dei consumatori parla di "una pessima scelta" e sostiene che il neoministro "personifica la gestione fallimentare" di Claudio Scajola.

Sindacati e Confindustria - Sia dalla Cgil che da Emma Marcegaglia arriva il pressante invito a mettersi subito al lavoro. Guglielo Epifani invita il neoministro a risolvere "assolutamente i 140 tavoli di crisi che abbiamo aperto al Ministero, da Termini Imerese alla Fincantieri, a Tirrenia, alla Merloni", mentre il presidente degli industriali gli chiede "di diventare operativo immediatamente". E ai giornalisti, che in conferenza stampa le chiedono cosa si aspetti dal nuovo esponente dell'esecutivo, Marcegaglia risponde decisa: "Mi aspetto su ricerca e innovazione che ripartano alcuni strumenti che sono fermi, come il risparmio energetico o Industria 2015. Chiederemo grande concentrazione su ricerca e innovazione". Bonanni della Cisl invece si aspetta  "che il neo ministro  Romani convochi subito i sindacati e azienda per azienda visto che in questi cinque mesi di crisi c'è stata una totale inattività da parte del  governo mentre i lavoratori attendono una soluzione".

Irritazione del Quirinale
- Il presidente della Repubblica, riferiscono fonti ben informate, non avrebbe gradito non solo il ritardo nella nomina del successore di Scajola, ma soprattutto le ultime affermazioni fatte da Silvio Berlusconi in tema di giustizia. Il Capo dello Stato anche nell'ultimo incontro con il presidente del Consiglio, viene ricordato, aveva consigliato di portare avanti riforma condivise, di tenere i toni bassi e ricercare sempre il dialogo. Il comizio di ieri di Silvio Berlusconi a Milano viene ritenuto invece un anticipo di campagna elettorale. Soprattutto, riferiscono le stesse fonti, non è piaciuto affatto quell'accenno del premier alla volontà di istituire una commissione d'inchiesta sulla magistratura.

Chi è Paolo Romani - Fondatore nel 1974 di TVL Radiotelevisione Libera (già Telelivorno), ne assume la carica di presidente fino al 1976, quando dà vita a Milano TV, poi trasformatasi in Rete A, di cui è Direttore Generale fino al 1985.  Dal 1986 al 1990 è amministratore delegato di Telelombardia, nel 1990 diventa editore di Lombardia 7, emittente che cede nel 1995, con lo sbarco in politica e l'elezione a deputato con Forza Italia.
Insieme ad altre funzioni, comincia ad occuparsi di tv anche in ambito parlamentare, entrando nella Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo, e nel partito, assumendo la responsabilità del Dipartimento Nazionale Informazione Radiotelevisiva Forza Italia. Nella legislatura successiva entra nella Commissione permanente Trasporti Poste e Telecomunicazioni (di cui diventa presidente nella legislatura successiva) e in quella per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. La prima esperienza di governo risale al 2005, quando è nominato sottosegretario alle Comunicazioni, incarico che torna ad assumere in questo governo Berlusconi, prima di essere promosso viceministro nel maggio dell'anno scorso.

Il fuori programma di Silvio Berlusconi:




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