Chi è senza Pec scagli la prima pietra

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A cinque mesi dal lancio, la Posta elettronica certificata - che ha lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno - non sembra ancora entrata nelle abitudini degli italiani. Va meglio per aziende e professionisti

di Valeria Valeriano

“Entro il 2010 possiamo arrivare a 10 milioni di Pec attive che si rivolgeranno alla Pubblica amministrazione”. Era il 26 aprile 2010 e il ministro Renato Brunetta presentava così la “rivoluzione” della Posta elettronica certificata, il servizio che permette di dialogare con gli enti pubblici via e-mail. Tre mesi dopo la stima è stata rivista: “Le Pec attive entro la fine del 2010, tra cittadini, imprese e professionisti, saranno 6 milioni”. Ora, a cinque mesi dal Pec-day, il ministro si dice soddisfatto dei numeri ma non azzarda più bilanci. Le caselle, secondo le cifre fornite dal ministero per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, sarebbero in tutto circa 2,1 milioni. Che si aggiungono alle 19mila attivate da più di 11mila amministrazioni (si possono trovare su www.indicepa.gov.it e su www.paginepecpa.gov.it).

Niente code agli sportelli, risparmio di tempo e denaro, meno sprechi di carta. La Posta elettronica certificata, che ha lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno, è stata studiata per ridurre burocrazia e costi. Permette, ad esempio, di presentare domande di partecipazione a concorsi pubblici, di richiedere documenti, di avere informazioni. Tutto online. Sono ancora pochi, però, i cittadini che la usano. Dei 50 milioni di italiani (i maggiorenni con codice fiscale) che ne avrebbero diritto, 400mila hanno chiesto l’attivazione. Di questi, per ora, sono in 172mila quelli che hanno completato la procedura e possono utilizzare la casella. Eppure, al lancio del servizio, il sito era andato in tilt per i troppi contatti registrati. Cosa è successo dopo? Poca informazione o molti aspetti negativi? I detrattori della Pec portano tre argomenti su tutti. Uno: l’attivazione è gratuita ma i servizi aggiuntivi, come la firma digitale, sono a pagamento. Due: quella fornita gratis dal ministero vale solo per le comunicazioni tra cittadino e Pubblica amministrazione. Per dialogare con professionisti, banche, assicurazioni e altri soggetti bisogna “comprarne” un’altra. Tre: necessità di controllare di frequente la casella, soprattutto per eventuali avvisi che impongono scadenze ai pagamenti o termini per presentare ricorsi. I messaggi che arrivano nella posta certificata, infatti, hanno lo status di “notifica eseguita” al momento della consegna all’indirizzo e non della lettura effettiva da parte del destinatario.

Se i cittadini possono decidere di attivare o meno la Pec, chi non ha scelta sono i professionisti e le imprese. Per loro la Posta elettronica certificata è obbligatoria. Anche se non sono previste sanzioni per gli inadempienti. Gli iscritti agli ordini avrebbero dovuto aderire al servizio lo scorso novembre. Su circa 2 milioni di persone, sono oltre 1,2 quelli che l’hanno fatto. Le nuove società devono dichiarare un indirizzo Pec al momento dell’iscrizione nel registro delle imprese.
Le vecchie hanno tempo fino a novembre 2011 per mettersi in regola. Da aprile ad oggi sono circa 500mila le aziende che hanno adottato la posta certificata. Grazie al servizio possono, ad esempio, comunicare con Inps e Inail, con la Camera di Commercio o con l’Agenzia delle Entrate. Una spinta per le imprese dovrebbe arrivare ad ottobre. Quando, grazie ad un protocollo di intesa siglato in estate tra il ministero della Pubblica amministrazione e Rete Imprese Italia, prenderà il via la campagna di diffusione della Pec tra le aziende (circa 2,5 milioni) associate alle cinque Confederazioni imprenditoriali. “Finalmente si cominciano a rompere gli schemi che da sempre caratterizzano i rapporti tra la P.a. e i suoi clienti – ha commentato il ministro Brunetta –. Grazie alla Posta elettronica certificata è tutto il sistema-Paese che diventa più moderno”.

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