Unicredit, Rampl: con Profumo visione diversa di governance

Il presidente di Unicredit, Dieter Rampl
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In una lettera ai dipendenti il presidente della banca di piazza Cordusio spiega le ragioni della rottura con il manager. Adesso è aperta la partita sul futuro dell'istituto: tra le ipotesi anche quella di un doppio amministratore delegato

(In fondo al pezzo tutti i video sulle dimissioni di Profumo)

La Banca Unica va avanti con la "massima velocità" perché è un progetto "altamente strategico" per Unicredit. All'indomani del tormentato addio di Alessandro Profumo sfiduciato dal cda, il vice Ceo di Piazza Cordusio, Roberto Nicastro, sgombra il campo da qualsiasi dubbio sulla riorganizzazione dell'istituto. Parole rafforzate anche dal presidente, Dieter Rampl che in una lettera ai dipendenti ha chiarito anche la scelte del cda: "Non è stata dettata da un singolo azionista né da influenze politiche. Invece, è stato il risultato di differenti prospettive riguardo alla corporate governance".

Il riassetto è ormai alle battute finali, dal momento che è previsto divenga esecutivo a partire dal primo novembre, con l'efficacia giuridica che sarà retroattiva, ossia dal primo gennaio di quest'anno. In quest'ottica non è una partita di poco conto, quella ancora aperta sui 4.700 esuberi (compresi i 600 che non sono riusciti a andare in pensione lo scorso luglio), con le trattative che sono riprese mercoledì a Milano e proseguiranno giovedì mattina.

Da una parte i sindacati e dall'altra Rino Piazzola, il responsabile risorse umane della banca, che continua a gestire la trattativa. Sul tavolo non è ancora stata messa la suddivisione territoriale dei tagli ed è questo, soprattutto, il nodo che deve essere sciolto alla luce dei mutati equilibri dopo l'addio di Profumo.

Il pressing delle Fondazioni, decise a difendere i propri territori, non è escluso che porti a più miti consigli e a limare ulteriormente il numero delle uscite o, quantomeno, a ridisegnarne le ricadute sui territori.

Ma anche il fronte sindacale è molto attento. In particolare la Falcri-Confsal chiede chiarezza e "ritiene indispensabile continuare a praticare la politica della cosiddetta multipolarità" per mantenere quei centri operativi importanti che l'accentramento delle 5 direzioni generali in capogruppo potrebbe mettere in discussione. Certo è che la mancanza attuale di un capo azienda è un freno ad un accordo nel breve.
Una "impasse" che è probabile possa essere superata, fa notare più di un osservatore, solo con la nomina di un successore di di Profumo che Banca d'Italia auspica affinché avvenga in tempi brevi.

Peraltro appaiono ancora premature le ipotesi circolate di un cambiamento nella governance che preveda ad esempio la nomina di due amministratori delegati (uno per le attività estere l'altro per l'Italia) o di un direttore generale, oppure una volontà del presidente di mantenere alcune deleghe anche dopo la nomina del successore di Profumo.

Sarà il consiglio del 30 settembre a preparare la risposta alle domande di Banca d'Italia sull'impatto sulla governance di Piazza Cordusio da parte di Tripoli, che controlla nel complesso una quota superiore al 7,5 per cento. La Banca Centrale libica ha già fatto sapere alla Consob di essere "totalmente autonoma" rispetto alla Lia. Una risposta arrivata attraverso una nota e giunta a qualche giorno di distanza dalle precisazioni delle stesso fondo di Tripoli che, a sua volta, aveva indicato di essere un soggetto indipendente.

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