Benzina, si tenta di evitare lo sciopero

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Oggi alle 15 nuovo tavolo tra governo e gestori degli impianti. L'ultimo tentativo per scongiurare lo stop di tre giorni che prevede che i distributori restino chiusi fino a sabato 18 settembre

Nuovo tavolo oggi alle 15.00 tra governo e gestori degli impianti di benzina per scongiurare lo sciopero di tre giorni indetto dai sindacati di settore. Al tavolo, secondo quanto si apprende dal Ministero dello Sviluppo economico, parteciperanno il sottosegretario, Stefano Saglia, e Faib-Confesercenti, Fegica e Figisc Confcommercio.

Il tavolo è l'ultimo estremo tentativo di mediazione, dopo il fallimento delle trattative di mercoledì scorso. Se sarà sciopero i distributori resteranno chiusi dalle 22 di martedì 14 settembre alle 22 di venerdì 17 settembre.
In città e sulla viabilità ordinaria il blocco sarà dalle 7.30 di mercoledì 15 alle 7 di sabato 18 settembre.

Previsto sin da luglio scorso, lo sciopero generale è stato confermato "in assenza di sviluppi soddisfacenti della vertenza". Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio, che rappresentano i gestori, spiegano che la protesta è "in difesa di 25 mila imprese e 75 mila addetti del settore messi a rischio da Governo ed industria petrolifera".

Le tre organizzazioni ricordano che l'incontro di mercoledì scorso con il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, "non ha prodotto risultati significativi tali da portare alla sospensione dello sciopero" che avrà regolarmente luogo, se non interverranno significativi segnali dal Governo".
"Mentre congiuntura economica e contrazione dei consumi contribuiscono alla sofferenza di un intero settore - si legge nel comunicato unitario - dalla crisi della raffinazione a quella della distribuzione, l'unica strategia che l'industria petrolifera sa mettere in atto e' abbandonare gli investimenti e smobilitare".
Al gestore, affermano le tre sigle, "vengono negati diritti fondamentali, relazioni commerciali corrette e non precarie, risultati economici che ogni impresa deve conseguire e, attraverso le gravissime discriminazioni sui prezzi di cessione, è posto nelle condizioni di non poter più competere e di soccombere al mercato".

Nel contempo, rilevano ancora, "il Governo lancia una ennesima quanto inutile ristrutturazione della distribuzione che avvantaggia solo petrolieri, e grande distribuzione: 25.000 gestori e 75.000 addetti rischiano di perdere diritti e lavoro". Operazione da cui "il consumatore non avrà vantaggi ma solo teoriche promesse sul prezzo in cambio di una autentica rarefazione del servizio, mentre l'Erario incasserà oltre il 60% del prezzo della benzina. I gestori - concludono le tre sigle - percepiscono un margine lordo nominale inferiore al 3 % del prezzo del carburante per un lavoro di rischi e sacrifici al servizio del Paese e del consumatore".

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