Ue, nessuna intesa su sanzioni e debito

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I ministri dell'Economia si ritrovano a Bruxelles per riscrivere le regole della governance e del patto di stabilità. Raggiunto un accordo sulle politiche comunitarie, restano invece distanti le posizioni su come condannare chi viola le regole

La riforma del Patto Ue di stabilità e di crescita prosegue a piccolissimi passi. I ministri finanziari dei 27 - guidati dal presidente della Ue, Herman Van Rompuy - avrebbero trovato un accordo di massima sul "semestre europeo" e sul coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, mentre le posizioni sarebbero ancora distanti su come rafforzare la sorveglianza sul debito e su come rafforzare il sistema di sanzioni per i Paesi che violano le regole.

Nessuna intesa su sanzioni  - Alla fine della riunione della task force, tenutasi lunedì sera a Bruxelles, non solo non c'è stata alcuna conferenza stampa, ma è stata diffusa una nota di appena sei righe, in cui Van Rompuy si limita a ricordare come "il lavoro degli sherpa prosegue" e come il prossimo 16 settembre il presidente della Ue farà un "rapporto orale" ai capi di Stato e di governo, che si ritroveranno nella capitale europea per il primo vertice dopo la pausa estiva.
Toccherà a loro tentare di sciogliere i nodi ancora irrisolti. E il tempo a disposizione non è molto, se è vero che l'obiettivo è quello di riscrivere le regole del Patto entro la fine dell'anno. Nessun intesa è stata dunque finora raggiunta su sanzioni e debito.
"Le sanzioni dovrebbero essere una normale conseguenza, quasi automatica, se i patti vengono rotti", ha affermato il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, al suo arrivo alla riunione.
Ma non tutti sono d'accordo. Per esempio la Spagna, secondo cui non serve introdurre nuove multe: "La sanzioni previste nell'attuale Patto sono sufficienti", ha detto il ministro dell'economia spagnolo, Elena Salgado, che rifiuta l'ipotesi di sospensione dei fondi strutturali per i Paesi che violano le regole del Patto. Ipotesi che tra l'altro è la più gettonata, visto che l'altra proposta - quella di sospendere il diritto di voto in seno al Consiglio Ue per i Paesi inadempienti sul fronte dei conti pubblici - richiederebbe una difficile modifica dei trattati.
Non a caso è stata già bocciata dal presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: "A priori - ha detto - non mi pare possibile".

Spaccatura anche sulla sorveglianza del debito - Per quel che riguarda la sorveglianza sul debito, poi, da un lato ci sono i Paesi che spingono per l'introduzione di una vera e propria procedura di infrazione per gli Stati il cui debito pubblico sfora il 60%, dall'altro quelli - come l'Italia - che insistono perché non venga preso in considerazione solo il debito pubblico, ma anche la situazione del debito privato di un Paese, insieme ad un altro numero di "fattori rilevanti" come le scadenze sul fronte dei titoli, la crescita, i tassi di cambio e l'inflazione. Unico punto su cui sembrerebbe esserci oramai un'intesa - superate le resistenze britanniche - e' quello dell'introduzione del cosiddetto 'semestre europeo'.
In pratica, dal gennaio 2011 scatterebbe il coordinamento preventivo delle finanziarie dei Paesi della Ue. In gennaio Bruxelles emana gli orientamenti in base ai quali gli Stati dovranno costruire le loro manovre di bilancio. Poi ad aprile i Paesi dovranno presentare congiuntamente il Programma di stabilità e il Programma nazionale delle riforme, in modo che la Commissione Ue li possa valutare insieme. Sulla base di questa valutazione il Consiglio Ue, entro i primi di luglio, emana delle raccomandazioni specifiche Paese per Paese. Nessun obbligo di presentare la Finanziaria a Bruxelles prima di depositarla in Parlamento.

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