Accordo Google-Verizon: nasce l'Internet a due velocità

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Il motore di ricerca e l'operatore americano hanno elaborato un piano da presentare al legislatore Usa che rivoluzionerebbe l'accesso alla Rete mobile: i provider potrebbero far pagare la navigazione di alcuni siti e bloccare i servizi dei concorrenti

Google sta pensando al futuro di Internet e a quello della pubblicità online, sua principale fonte di guadagno. Dopo il documento interno, reso noto dal Wall Street Journal, in cui si discute sull'utilizzo per scopi pubblicitari dei dati personali degli internauti raccolti automaticamente dal motore di ricerca, il colosso di Internet ha appena annunciato di aver superato dopo quasi un anno di trattative tutte le divergenze con Verizon Wireless, uno dei maggiori operatori tlc Usa, sulla "neutralità della rete", cioè una rete priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano.

Le due compagnie hanno elaborato congiuntamente un piano normativo da presentare al legislatore Usa, intitolato "Proposta per una rete aperta", ma che di fatto sancirebbe la nascita di una "Internet a due velocita".

Se da un lato infatti vi si afferma l'importanza dell'accesso alla rete e la non discriminazione di alcun tipo di contenuto, chiedendo multe fino a due milioni di dollari per i provider inadempienti, dall'altra si concede una totale libertà alla rete mobile esentandola da queste regole. Da una parte c'è quindi la Internet "pubblica" di oggi, dall'altra quella delle reti mobili e a banda larga superveloci, sia in costruzione che di prossima generazione, con accesso a pagamento ai contenuti e licenza di bloccare servizi "esterni", di compagnie "non gradite". In base a queste regole Verizon potrebbe per esempio bloccare l'uso del motore di ricerca Bing della Microsoft sui cellulari, oppure far pagare l'accesso a siti web.

Proposte, queste, che se diverranno legge negli Usa avranno un forte impatto su tutta Internet, non solo negli Stati Uniti, e che sono in netto contrasto con il piano presentato invece dalla Fcc. Forti le reazioni da parte delle associazioni e dei gruppi di pubblico interesse che avevano appoggiato la proposta dell'amministrazione Obama per la "Net Neutrality".

Secondo Free Press, questo piano potrebbe portare alla creazione di corsie veloci per il consumo di contenuti digitali a scapito del resto della rete. Eric Schmidt, Ceo di Google, ha però tenuto a precisare che la sua compagnia non intende avvalersi di queste corsie preferenziali.

Google si è sempre proposto come paladino degli utenti e avrebbe facilmente potuto usare il suo peso - a giugno i suoi servizi sono stati usati dal 75% degli Internauti mondiali, pari a 944 milioni di persone - per ottenere trattamenti di favore presso i provider Internet, ma non l'ha fatto. Almeno finora. Crescendo di dimensioni e fatturato, Google sta infatti rivedendo gradualmente la sua politica e l'accordo con Verizon, con il quale dal novembre scorso distribuisce i cellulari con il suo sistema operativo Android (i più venduti al momento negli Usa), può essere considerato un primo cambiamento concreto di rotta.

Solo tre anni fa Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google, avevano sostenuto presso la Fcc la necessità di aprire le reti mobili a qualsiasi terminale e software. Ma dopo l'arrivo di Android, a Mountain View si dice di capire meglio le necessità "di libertà di manovra" delle reti mobili.

Google, il cui motto non ufficiale è stato per anni "Don't Be Evil", (Non essere il Male), starebbe anche ripensando la sua politica sulla raccolta dei dati personali e soprattutto sul loro utilizzo per scopi pubblicitari. Nel 2009, soprattutto con la pubblicità online, ha fatturato 23,7 miliardi di dollari, più del triplo del suo diretto concorrente, Yahoo. Ma l'ascesa di Facebook e la sua possibilità di inviare messaggi mirati a mezzo miliardo di persone, sta mettendo una seria ipoteca sul futuro e a Mountain View ci si interroga se raccogliere o meno i dati personali anche da GMail e dagli altri servizi Internet. E se poi si debbano vendere o meno questi dati a terzi come servizio vero e proprio. Al momento non sembra esserci nulla di definito, ma il tutto dà da pensare.

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