I fondi Ue al Sud? "Una storia di occasioni perdute"

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Dal 2002 a oggi le regioni meridionali sono sempre cresciute meno di quelle del resto d'Italia nonostante i fondi comunitari. Lo rivela la Corte dei Conti nella sua relazione speciale sull' “Impatto del Fondo Europeo di sviluppo regionale nel Mezzogiorno”

"Una storia di occasioni perdute, impegni non mantenuti, programmazioni velletarie" interventi a pioggia "troppo spesso rispondenti a domande localistiche", ritardi, "dissipazione di risorse finanziarie italiane ed europee" e infine "perdurante incapacità di imparare dagli errori".
Sembra una condanna senz'appello quella emessa dalla Corte dei Conti nella sua relazione speciale sull' "Impatto del Fondo Europeo di sviluppo regionale nel Mezzogiorno".
Un dossier che analizza i vent'anni di attuazione della politica di coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione Europea.

Le politiche di attuazione del "QCS 2000-2006" - rileva la Corte dei Conti - hanno fallito l'obiettivo essenziale "rappresentato dell'effettivo innalzamento del livello di benessere dei cittadini attraverso la competitività delle imprese e dei territori".
Ma c'è di più e di peggio.
Mentre le altre regioni europee a "Obiettivo 1" registrano un tasso di crescita annuo del 3% (quasi il doppio della media Ue dell'1.9%) le aree "Obiettivo 1" del Mezzogiorno sprofondano allo 0,6% (persino sotto la media italiana (0,7%).
Poco lusinghiero anche l'andamento del "Quadro strategico per la politica regionale di sviluppo 2007-2013" in atto.

La magistratura contabile punta il dito - come di recente stigmatizzato dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti - sull'incapacità di utilizzare i fondi Ue. "A oltre tre anni dall'inizio della programmazione 2007-2013" - si legge nella relazione -l'Obiettivo Convergenza ha raggiunto un livello minimo di pagamenti" dei fondi Ue pari a solo il 7,1% del costo totale.
Fondi che se non utilizzati nel tempo previsto saranno reincamerati dall'Ue. Dal 2002 - sottolinea la Corte dei Conti citando il rapporto Svimez 2009 - le regioni del Sud sono sempre cresciute meno di quelle del resto del Paese: nel periodo 2001-2008 l'incremento annuo del prodotto (a prezzi concatenati) del Mezzogiorno (0,6%) è risultato pari a poco più della metà di quello del Centro-Nord (1,0%).
Non si era mai registrato dal dopoguerra un periodo di sette anni in cui lo sviluppo del Sud fosse costantemente inferiore a quello del Centro-Nord.

Inoltre - rileva la Corte dei Conti - dei circa 125 miliardi di euro che si prevedeva di mobilitare entro il 2013 (fra risorse comunitarie, nazionali di cofinanziamento e Fas) a favore delle regioni del Sud sono stati ridotti "a seguito di decisioni di destinare parte della dotazione Fas (64 miliardi) alle politiche anticrisi. Guardando al futuro, cioè alla politica di sviluppo 2007-2013, la Corte dei Conti invita a "un maggiore coinvolgimento strategico e operativo delle istituzioni finanziarie nella politica regionale" favorendo "l'assunzione di responsabilità e rischio da parte delle banche".
Inoltre par avere efficacia la politica regionale 2007-2013 richiede "un suo inserimento visibile e di rilievo nell'agenda della politica economica del Paese". Infine si "trascina irrisolta" al Sud più che al Nord, la "questione dei rapporti tra poteri politici e poteri amministrativi; da qui la continuita' di un rapporto di sudditanza del dirigente pubblico al potere politico".

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