Manovra, diplomatici in sciopero contro i tagli

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Braccia incrociate alla Farnesina e in 325 sedi italiane operative all'estero. Secondo il sindacato di categoria la prevista riduzione delle risorse al ministero degli Esteri porterà "l'Italia fuori dal mondo"

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Forte adesione dei diplomatici allo sciopero per protestare contro i tagli previsti dalla manovra. Come reso noto da Cristina Ravaglia, presidente del Sindacato nazionale dei dipendenti del ministero degli Affari esteri (Sndmae), all'iniziativa ha aderito "il 90% dei soci". Si tratta di una cifra elevatissima se si tiene in conto che "il 90% dei diplomatici è nel sindacato". La Ravaglia ha inoltre dichiarato che "intere sedi, come quella di Berlino, sono rimaste chiuse". Secondo quanto preannunciato dal Sindame, l'agitazione ha riguardato sia "la Farnesina sia le 325 sedi italiane operative all'estero, tra ambasciate, consolati, rappresentanze permanenti e istituti italiani di Cultura". L'iniziativa è stata promossa con lo slogan: "Se la Farnesina va a fondo, l'Italia va fuori dal mondo".

In una conferenza stampa, tenutasi nel pomeriggio del 26 luglio, la Ravaglia ha spiegato "E' uno sciopero per l'Italia contro chi, con il pretesto di pur necessari risparmi o per semplice ma gravissima inavvertenza, vuole disgregare le istituzioni" del Paese. Tra le "tante cose della manovra, che non ci piacciono", il presidente del Sindame ha espressamente indicato: "i tagli lineari del 10% delle dotazioni finanziarie previste per ciascun ministero, tra cui anche la  Farnesina; i tagli, a partire dal 2011 e rispetto alla spesa sostenuta nel 2009, del 50% delle spese per missione e del 50% delle spese per la formazione; le progressioni di carriera che, per i prossimi tre anni, avranno efficacia esclusivamente giuridica e non anche economica". Anche se inconsueta, l'agitazione è stata necessaria, perché "noi scioperiamo quando riteniamo che sono in gioco i destini della politica estera italiana. Questi tagli debilitano gli strumenti  fondamentali dell'attività della Farnesina, minandone il  sistema meritocratico".


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