Le banche italiane resistono agli stress test: promosse

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Nessun problema per i 5 istituti di credito finiti sotto la lente d'ingrandimento dell'Europa. Bocciate invece la tedesca Hypo, la greca Atebank e 5 spagnole. Soddisfatto il ministro Tremonti, ma per qualcuno il test è stato solo una farsa

La decisione era attesa con molta trepidazione e alla fine, puntuale, è arrivata. La maggior parte degli istituti di credito europei sono stati promossi agli stress test, una specie di fotografia sullo stato di salute del sistema bancario europeo. Su un totale di 91 banche messe sotto la lente d’ingrandimento, quelle bocciate sono state solamente 7. Nessuna italiana, per fortuna. Tra queste c'è invece la banca tedesca Hypo Real Estate, la greca ATEbank e cinque casse di risparmio spagnole: Cajasur, Banca Civica  gruppo Caja de Navarra), Diada (gruppo Caja de Catalunya), Espiga (gruppo Caja de Duero), Unnm caixa de Terrassa.

Promosse quindi le 5 banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi Banca) ed è immediata la reazione soddisfatta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: "A volte non fare notizia è una buona notizia. Questa volta l'Italia non fa notizia, perché ha numeri nella media europea", ha detto Tremonti al Tg1. Un esito "molto buono e positivo, non solo perché indica la solidità del sistema bancario italiano, ma anche perché indica la solidità dell'Italia. E questo è un dato buono”.

Con gli stress test si è cercato di mettere alla prova il sistema bancario europeo. Per ottenere questo check-up gli istituti di credito vengono messi letteralmente sotto sforzo con delle simulazioni legate a variazioni dello scenario economico. In caso di bocciatura una banca deve necessariamente provvedere a un aumento di capitale per garantire la sua solidità.

Tuttavia cresce il clima di scetticismo da parte degli analisti attorno agli stress test e ai criteri utilizzati dai regolatori europei per verificare la tenuta del sistema bancario di fronte a una brusca gelata dell'economia e a un riacutizzarsi della crisi del debito pubblico del Vecchio Continente.

Mentre governi, autorità di vigilanza e banchieri si sono spesi in questi giorni nel predicare fiducia sulla validità dell'esame, sul mercato non sono pochi i dubbi che circolano. Sferzante il giudizio degli analisti di Schroeders, secondo cui i risultati "saranno letti più come una pagellina di fine anno della scuola elementare" e di quelli della società di asset management M&G che giudica la prova "sempre più una farsa".

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