Al Sud, una famiglia su cinque non ha soldi per il medico

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Nel 2008, 8 famiglie su 100 hanno rinunciato ad alimentari, il 21% non ha avuto soldi per il riscaldamento e il 30% per i vestiti. Questo quanto rivela il "Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2010". Napolitano: politiche inefficienti

Un Mezzogiorno in recessione, colpito duramente dalla crisi nel settore industriale, che da otto anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi, il cui Pil del 2009 è tornato ai livelli di dieci anni fa. Un'area periferica in cui gli emigrati  precari, colpiti dalla crisi, privi di tutele, a parte la cassa integrazione, iniziano a rientrare, ma già pensano a ripartire, dove il tasso di disoccupazione paradossalmente cresce di più al Nord che  al Sud, dove 6 milioni e 830mila persone sono a rischio povertà.

Questa la fotografia che emerge dal "Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2010", presentato a Roma. Uno scenario che richiede, secondo la Svimez, un nuovo progetto Paese per il Sud, che parta dal rilancio delle infrastrutture, con un piano di  35 miliardi di euro, per coinvolgere quale nuova frontiera i settori più innovativi.

Una famiglia su 5 non ha soldi per le cure mediche - Una famiglia meridionale su cinque non ha i soldi per andare dal medico e una su cinque non si può permettere di pagare il riscaldamento. Secondo Svimez, nel 2008 ben il 44% delle famiglie meridionali, quasi una famiglia su due, non ha potuto sostenere una spesa imprevista di 750 euro (26% al Centro-Nord).
Nel 2008 nel 30% delle famiglie al Sud sono mancati i soldi per vestiti necessari e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo bollette di luce, acqua e gas. Otto famiglie su cento hanno tirato la cinghia rinunciando ad alimentari necessari (il 12% in Basilicata), il
21% non ha avuto soldi per il riscaldamento (27,5% in Sicilia) e il 20% per andare dal medico (il 25,3% in Campania e il 24,8% in Sicilia).
Nel 2008 è arrivata con difficoltà a fine mese oltre una famiglia su 4 (25,9%) contro il 13,2% del Centro-Nord.

Famiglie con un solo stipendio, in molte addirittura con solo mille euro al mese. Famiglie che, se devono affrontare una spesa imprevista di 750 euro, vanno in tilt. Svimez, nel suo rapporto sull'economia del Mezzogiorno, delinea una situazione crudele per molte famiglie del sud.
In base agli ultimi dati disponibili (2007), si osserva ad esempio nel rapporto, il 14% dei nuclei familiari meridionali vive con meno di 1.000 euro al mese, un dato quasi tre volte superiore rispetto al resto del paese (5,5%). Nel 47% dei casi vi è un unico stipendio, addirittura nel 54% dei casi in Sicilia. Hanno inoltre a carico tre o piuù familiari il 12% delle famiglie meridionali, un dato quattro volte superiore al Centro-Nord (3,7%), che arriva al 16,5% in Campania. A rischio povertà a causa di un reddito troppo basso quasi un cittadino meridionale su 3, contro 1 su 10 al Centro-Nord. In valori assoluti, al Sud, si tratta di 6 milioni 838mila persone, fra cui 889mila lavoratori dipendenti e 760mila pensionati.

Nel 2009 il Pil è tornato ai livelli di 10 anni fa - Nel 2009 il Pil del Sud, spiega Svimez, è calato del 4,5%, un valore molto più negativo del -1,5% del 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il Pil per abitante è pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro). A sfogliare il rapporto, nel 2009 tutti i settori sono stati investiti dalla crisi: dall'agricoltura (crollo del valore aggiunto del 5%) all'industria (meno 15,8%), mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo del 16,6% e il commercio -11%. Giù anche turismo e trasporti (-3%) e intermediazione creditizia e immobiliare (-1,7%).

Due, secondo l'Associazione per lo sviluppo dell'industria del Mezzogiorno, le cause principali dell'andamento recessivo: investimenti che rallentano, famiglie che non consumano. Queste ultime infatti hanno ridotto al Sud la spesa del 2,6% contro l'1,6% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti industriali sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008.

Napolitano: politiche di sviluppo inefficienti - Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno condotte finora sono inefficienti e da ripensare, queste le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affidate a un messaggio inviato all'assaciazione Svimez. "I risultati complessivamente insufficienti delle politiche seguite in passato e la presenza di significative inefficienze rendono necessario un ripensamento e possono anche spingere ad una profonda modifica delle modalità e dello stesso impianto strategico degli interventi di sviluppo". Queste le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha auspicato "una strategia di leale e convinta collaborazione tra le Regioni e lo Stato".

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