Istat, nel 2009 circa 3 milioni i lavoratori in nero

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L'economia sommersa in Italia ha prodotto nel 2008 tra 255 e 275 miliardi di euro con un peso in percentuale del Pil tra il 16,3 e il 17,5%. Censis: il 62% di colf e badanti lavora in nero o con "un'evasione contributiva parziale"

Le unità di lavoro non regolari in Italia sono 2,966 milioni, pari al 12,2% dell'input di lavoro complessivo. Lo afferma l'Istat nel rapporto sull'economia sommersa, che per il dato sul lavoro nero è aggiornato al 2009.
Nel 2008, anno a cui si riferisce il dato sul sommerso, le unità di lavoro irregolare (ottenute dalla somma delle posizioni lavorative a tempo pieno e delle prestazioni lavorative a tempo parziale, principali e secondarie, trasformate in unita' equivalenti a tempo pieno) erano circa 2 milioni e 958 mila (11,9%). "Se le prestazioni lavorative sono non regolari, e quindi non direttamente osservabili - spiega l'Istat - producono un reddito che non viene dichiarato dalle unita' produttive che le impiegano. Nel 2008 l'incidenza del valore aggiunto prodotto dalle unita' produttive che impiegano lavoro non regolare risulta pari al 6,5 per cento del Pil, in calo rispetto al 2000 quando ne rappresentava il 7,5 per cento".

L'Istat individua tre diverse tipologie di occupati in nero: gli irregolari residenti, gli stranieri non regolari e le attività plurime non regolari (in pratica chi svolge un secondo lavoro in nero). Dal 2001 gli irregolari residenti rappresentano la componente più rilevante delle unità di lavoro non regolari e si attestano nel 2009 intorno a 1 milione e 652 mila unità. L'altra componente rilevante è à ppresentata dalle unità di lavoro riferibili alle posizioni plurime (937 mila unità. Gli stranieri clandestini rappresentano, invece, la componente più piccola del lavoro non regolare (377 mila unità di lavoro nel 2009). Nonostante gli interventi di sanatoria, tuttavia, è da rilevare che tra il 2001 e il 2008 il numero di lavoratori stranieri irregolari in Italia è cresciuto, subendo un'inversione di tendenza soltanto nel 2009. Tale dinamica è dovuta presumibilmente ad una crescita tendenziale della domanda di lavoro da parte delle famiglie (in particolare colf e badanti), che solo nel 2009 è stata controbilanciata dalla diminuzione degli stranieri occupati nelle imprese.

Censis: il 62% di colf e badabti è irregolare - Irregolari e sottopagati. E' l'identikit dei collaboratori domestici, ovvero in massima parte badanti e colf, tracciato dal Censis nel rapporto "Dare casa alla sicurezza. Rischi e prevenzione per i lavoratori domestici". Secondo il Censis, infatti, la maggioranza si colloca sotto la soglia dei 1.000 euro netti al mese - il 22,9% guadagna meno di 600 euro, il 20,2% da 600 a 800 euro netti al mese, il 24,5% tra 800 e 1000, anche se vi è una fetta consistente, il 32,4%, che sta sopra la soglia dei 1.000 euro, e di questi, il 14,6% supera i 1.200 netti al mese.

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