"Pomigliano non si piega": lo scontro sbarca su Facebook

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In vista del referendum sul destino dello stabilimento Fiat campano, sul web alza la voce il fronte del "no", a cui aderiscono pure il popolo viola e il movimento di Beppe Grillo. Ma anche Sergio Marchionne raccoglie consensi e inviti ad andare avanti

di Serenella Mattera

Volantini, manifestazioni, picchetti, gazebo. E Facebook. Nelle ore che precedono il referendum tra i lavoratori che potrebbe determinare il destino dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, non solo ai cancelli della fabbrica, ma anche su Internet è tutto un fermento di prese di posizione, inviti alla mobilitazione, contestazioni e dibattiti. Con una mobilitazione forte da parte di chi si oppone al piano proposto dall’azienda torinese per portare nel napoletano la produzione della Panda. E protesta a gran voce contro il “ricatto” del “padrone” Marchionne.

E' lui, l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, la figura più evocata, acclamata o insultata sul Web. Sul gruppo Facebook “Pomigliano non si piega”, che conta più di 9000 iscritti, sono nient’affatto benevoli i commenti destinati al manager che incarna l’azienda torinese. C’è chi, come Gabriella, gli dedica un bel “gesto dell’ombrello” e chi lo invita alla lettura di un articolo che parla di scioperi selvaggi in Cina, a testimoniare che “il tempo degli schiavisti sta per finire anche lì”. E mentre circola l’immagine di un pacchetto di sigarette di marca “Marchionne” con la scritta “nuoce gravemente alla salute”, Michele vede nel manager la moderna incarnazione dell'Alberto Sordi de “I Vitelloni”, che si sporge dal tettuccio di una macchina per fare una pernacchia ai lavoratori. “Ti si potrebbe – scrive Michele all’ad Fiat - fermare la macchina” come succede al personaggio di Sordi, che finisce per essere inseguito dagli operai imbestialiti.

Ma non solo critiche vengono indirizzate al supermanager su Facebook. Il fan club “non ufficiale”, che raduna quasi 4000 persone, gli riserva messaggi tra l’adulatorio (“o capitano, mio capitano… l’altra notte ti ho sognato presidente del Consiglio”) e l’idolatra (“Dio Marchionne!!!”). Oltre che un pieno sostegno sulla vertenza campana. “Ciao Sergio – scrive Filippo – resta in Polonia, a Pomigliano questi idioti di operai vogliono solo oziare!!”. “Sergio ascolta – è il messaggio di Luciano – vieni a investire qua in Abruzzo, lassa perde Pomigliano. Non dimenticarti delle tue origini. Trasferisci la produzione della Panda in Valpescara, a noi non interessa il calcio!”, con riferimento all’assenteismo che, come ha denunciato Marchionne, avrebbe registrato dei picchi in coincidenza con le partite della nazionale.

Dall’altro lato della barricata, però, c’è chi vede nell’accordo proposto ai sindacati dall’azienda automobilistica torinese (qui il testo) una diminuzione dei diritti dei lavoratori. Come i militanti del Popolo viola, che si preparano a un volantinaggio e una conferenza stampa davanti ai cancelli della Fiat, la mattina del referendum.  “Pomigliano è solo il cavallo di troia utilizzato per sfondare definitivamente le nostre difese”, scrivono invece i fondatori del gruppo “Pomigliano non si piega”. Dove, tra bandiere rosse e citazioni di Che Guevara, invocazioni ai “compagni” (“tenete duro”, “non mollate”) e inviti alla “resistenza”, in tanti gridano al “ricatto”. Soluzioni? Il ‘no’ al referendum, naturalmente. Ma anche il boicottaggio del marchio Fiat o addirittura l’occupazione degli stabilimenti di Pomigliano.

E mentre la questione è quasi del tutto assente dalle pagine Facebook della Fiat e della Panda, fa sentire la sua voce il Movimento a cinque stelle di Beppe Grillo. Che, accusato in un primo momento di esser silente, alla vigilia della consultazione referendaria pubblica un commento al vetriolo in cui chiama in causa "i partiti e i sindacati che fanno il doppio gioco": "Gli operai non potranno che votare per la sopravvivenza, è la legge della natura. Cornuti e mazziati". Che l'esito del referendum sarà positivo, è pronto a scommetterlo, anche il sindaco di Pomigliano, Lello Russo, il cui 'sì' riecheggia dalla pagina Facebook del Pdl cittadino. E mentre il presidente della Regione Stefano Caldoro dalla sua bacheca virtuale elogia la scelta Fiat di "investire in Campania", una vera e propria campagna per il sì compare sui siti dei sindacati favorevoli all’accordo.

Ma su Facebook il fronte del "no" prevale e trova una forte eco negli aggiornamenti di status dei frequentatori del social network. La solidarietà è il sentimento più diffuso, espresso da studenti e professionisti, ma anche da operai di altre fabbriche, come quelli dell’Ilva di Taranto: “I prossimi saremo noi – scrive Vincenzo - SIAMO TUTTI OPERAI DI POMIGLIANO!”. Proprio tutti? Forse no. Basta spostarsi su un sito come “AutoBlog”, infatti, per trovare, tra i commenti a un articolo su Marchionne messaggi espliciti come questo: “Chiudete quello stabilimento e mandate a zappare il tabacco a quei fannulloni!!!”.

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