La Cina svaluta la moneta, un successo per Obama

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Pechino cede alle ripetute pressioni americane e apre a un cambio più flessibile. La Casa Bianca: “Un passo costruttivo”. La soddisfazione dell’Fmi. Ma i cinesi frenano: “L’aggiustamento sarà graduale”

Pechino apre a una progressiva, seppure contenuta, rivalutazione della propria moneta, lo yuan (o renminbi). Il governo cinese ha affidato il suo annuncio a un comunicato, pubblicato anche in inglese, sul sito della Banca Centrale Cinese. A incoraggiare la scelta sarebbe stata la graduale ripresa economica a livello internazionale. Positivi segnali, che avrebbero fatto venir meno l'esigenza di cautelarsi dalle ripercussioni della crisi. Tra i primi a salutare con favore la decisione, il direttore dell'FMI, Dominique Strauss-Kahn. Soddisfazione per la decisione espressa anche dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Obama può tirare un piccolo respiro di sollievo. Dopo tante difficoltà, Pechino gli tende la mano. Il ritorno dello yuan a un regime più flessibile rispetto al cambio fisso, deciso una settimana prima del G-20, può essere facilmente considerato una vittoria dagli Stati Uniti, che tanto hanno insistito affinché la Cina si decidesse al grande passo. Nessuno però s'illuda troppo sulle conseguenze di questa nuova fase. Se ci sarà davvero un apprezzamento, cosa che non va esclusa, questo avverrà perché Pechino ha deciso che è arrivato il momento. I salari stanno crescendo, la domanda interna seguirà, l'economia è tornata forte: il Partito ha quindi deciso di modificare una situazione che cominciava a creare più danni che benefici.

La vittoria degli Stati Uniti è solo apparente. I cinesi sono stati bravi a sfruttare l'occasione per acquisire un vantaggio diplomatico ma, si sa, cedono alle pressioni solo quando sono più che convinti di aver preso le loro decisioni in piena autonomia.

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