Marchionne ai sindacati: "Basta prendersi per i fondelli"

L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (Ap)
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L'amministratore delegato della Fiat si aspetta "un esito positivo" dal referendum del 22 giugno tra gli operai di Pomigliano: “Senza l’accordo si ammazza l’industria”. Poi l’attacco: “Lunedì a Termini hanno scioperato per vedere la Nazionale”

"Se la vogliamo ammazzare (l'industria, ndr), me lo dite. Lo facciamo, sono disposto a fare quello che vogliono gli altri". Con queste parole, l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha commentato la situazione di confronto fra la Fiat e i sindacati per il futuro degli stabilimenti italiani e in particolare di Pomigliano d'Arco, dove il 22 giugno ci sarà un referendum sull'accordo raggiunto fra il gruppo torinese e alcuni sindacati, ma non la Fiom.

Il manager ha spiegato che, proseguendo su questa china, "l'Italia non avrà un futuro a livello di manifacturing. L'industria non esisterà più". "Non mi riconosco, come industriale, nei discorsi che vengono fatti dalla Fiom – ha detto Marchionne - Stiamo facendo discussioni sui giornali, sulle televisioni, eccetera, su principi d'ideologia che ormai non hanno più corrispondenza nella realtà. Sono storie vecchie di trenta, quaranta, cinquant'anni: parliamo di padrone contro lavoratore, di cose che non esistono più". I discorsi fatti dalla Fiom per il manager non parlano "della Fiat che gestiamo noi, della Fiat che esiste. Parliamo di mondi diversi, è proprio un discorso completamente sbagliato".
"Lunedì scorso lo stabilimento di Termini Imerese è andato in sciopero e l'unica ragione era che stava giocando la Nazionale italiana". Con queste Marchionne ha poi stigmatizzato il comportamento degli operai e dei sindacati, dopo lo sciopero lunedì scorso dello stabilimento siciliano, avvenuto mentre giocava la Nazionale di calcio impegnata nei Mondiali in Sudafrica. "Cerchiamo di smetterla di prenderci per i fondelli. Come lo hanno fatto a Termini, lo hanno fatto a Pomigliano, lo fanno tutti gli altri stabilimenti italiani – ha concluso il manager - O facciamo il nostro lavoro seriamente o se no la Fiat non è interessata".

L'amministratore delegato del gruppo Fiat si è detto dispiaciuto della polemica attorno all'accordo raggiunto con alcuni sindacati per spostare la produzione della nuova Panda nello stabilimento di Pomigliano D'Arco. "Mi dispiace che ci sia tutta questa polemica sull'accordo, che doveva essere fondamentalmente semplice", ha detto il manager. Marchionne ha spiegato anche che non ci sono stati segnali da parte della Fiom e che "le posizioni sono state prese e sono piuttosto chiare". 
Per quanto riguarda il referendum del 22 giugno, Marchionne ha detto di attendersi un esito "positivo" ma non ha voluto dare una percentuale precisa, limitandosi a dire che "deve essere sufficientemente alta da garantirci di poter utilizzare lo stabilimento".

Ma oggi i lavoratori delle Carrozzerie di Mirafiori si sono fermati per due ore di sciopero, questa mattina, per protestare contro l'accordo separato di Pomigliano. Secondo la Fiom, l'adesione è stata dell'80%, con blocco totale della produzione, e oltre 1.000 persone sono sfilate in corteo dalla porta 2, in corso Tazzoli, fino alla porta 5, in corso Unione Sovietica. Inoltre, due squadre della FPT (Fiat Power Train) hanno aderito spontaneamente all'agitazione. "La risposta dei lavoratori è stata la più significativa da molti anni a questa parte - commenta Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom Cgil Torino – e indica uno stato d’animo profondamente ostile verso uno scambio considerato inaccettabile tra lavoro e diritti. Questo sciopero segnala anche la consapevolezza che quanto sta succedendo a Pomigliano non riguarda solo i lavoratori dello stabilimento campano ma rischia di investire tutti gli altri stabilimenti del gruppo, compresa Mirafiori. Inoltre, è un segnale importante mandato a tutti, innanzitutto, ma non solo, alla Fiat".

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