Bialetti, tramonto di un mito: chiude la fabbrica di Omegna

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L'azienda conferma la decisione di chiudere lo stabilimento: "Non ci sono i presupposti e le condizioni necessarie per rivedere la posizione". La Cgil rifiuta nuovi incontri, ma Cisl e Uil sperano ancora di riuscire a far cambiare idea alla proprietà

La direzione della Bialetti in una lettera inviata alle organizzazioni sindacali, pur dicendo di apprezzare lo sforzo delle stesse e delle Istituzioni locali di proporre un piano alternativo alla chiusura della fabbrica di Omegna, afferma di ritenere che "non ci siano al momento i presupposti e le condizioni necessarie per rivedere la propria posizione e conferma la decisione di chiudere il sito nei tempi stabiliti". L'azienda aggiunge di essere comunque disponibile a un incontro di approfondimento per dare modo alle stesse organizzazioni sindacali di esplicitare quanto esposto nel documento presentato, che per altro "non propone nessun soluzione concreta, ma solo dichiarazioni di intenti non supportate da numeri o da considerazioni in merito alla sostenibilità economia e alla reale fattibilità".

Cisl e Uil hanno replicato deplorando la posizione della Cgil che rifiuta nuovi incontri con l'azienda, e dicendosi convinte che il documento della Bialetti sarà valutato nell'incontro di giovedì 17 e che in quella sede cercheranno ancora di convincere la proprietà a cambiare posizione. "La scelta di chiudere Bialetti - dicono - non è di oggi; probabilmente il problema andava affrontato qualche anno fa quando i conti non tornavano e noi chiedevamo solo aumenti salariali. Sarebbe stato duro per noi affrontare una realtà per quello che era; parlare di produttività e bilanci, ma forse avremmo potuto salvare Bialetti".

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