Manovra, Cgil: 100mila in piazza. Epifani: "Pagano i soliti"

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Statali, giovani, pensionati, studenti e insegnanti hanno sfilato a Roma per protestare contro una finanziaria giudicata iniqua. Il leader della Cgil: "Non ci chiamiamo Alice, non viviamo nel Paese delle meraviglie. Pronti a fare sacrifici ma non da soli"

La manovra economica del governo.
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Oltre centomila in piazza. La Cgil archivia come un successo la manifestazione di sabato 12 giugno contro la manovra economica , che penalizza soprattutto il lavoro pubblico, e guarda già allo sciopero generale del 25 giugno. "Non piegheremo la schiena nella convinzione di dire cose giuste", ha gridato il leader del sindacato, Guglielmo Epifani, nel comizio conclusivo a piazza del Popolo, così come "non verrà mai meno a quel senso di responsabilità nazionale che ha sempre avuto nella sua storia", che la portano a condurre le sue battaglie "nell'interesse generale del Paese e della fasce più deboli". Cioè i lavoratori, i pensionati, i precari, i giovani, gli immigrati: proprio "i più colpiti" dalle misure del governo.

Il capo della Cgil è tornato a stroncare la manovra su tutta la linea, giudicandola "iniqua, ingiusta e non solidale", dicendo che "non crea sviluppo", che anzi "deprime la crescita, come sostiene Bankitalia" e non riforma nulla. Una manovra, ha affermato, andava sì fatta, ma non certo così. "Non ci chiamiamo Alice e non viviamo nel Paese delle Meraviglie - ha aggiunto - più o meno abbiamo gli stessi problemi degli altri paesi e per il debito qualche problema più grave degli altri. Noi siamo pronti a fare sacrifici, ma non da soli".

Sulla crisi, invece, ha accusato il governo, e innanzitutto il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, di aver detto "parole false". "Andavano dicendo che l'Italia stava meglio di altri e non doveva preoccuparsi. Ma se andava tutto così bene - ha chiesto polemico - perché si è dovuta fare questa ora questa manovra?".

Una manovra non certo europea, secondo Epifani, perché i governi Zapatero, Cameron, Merkel, Sarkozy stanno agendo diversamente. Invece "tremendamente provinciale e di comodo: chi guadagna da 100 mila a un milione di euro non metterà neanche un euro, non lo farà chi ha i panfili, i castelli, le barche, i campi da golf e chi specula. Non ho invidia, ma se il problema è salvare il Paese, perché deve pagare solo chi tira la carretta e non sa come tirare a campare?".

La Cgil chiede, infatti, da tempo l'introduzione della patrimoniale, oltre alla reintroduzione dell'Ici per i redditi più alti, un'addizionale per i redditi oltre 150 mila euro e l'aumento della tassazione dello scudo fiscale dal 5% al 7%. Quindi il tema previdenziale a due giorni dall'aumento a 65 anni dell'età pensionabile delle lavoratrici pubbliche deciso dal governo. Fatto questo, ora "prima o poi capiterà il furbetto di turno che ci spiegherà che bisogna portare tutti, anche nel privato, a una età di pensionamento di 65 anni", per eliminare le disuguaglianze. Ha riproposto la flessibilità in uscita per lavoratori pubblici e privati, donne e uomini, così come previsto dalla riforma Dini e poi tolto. Ha lanciato l'allarme sul futuro previdenziale dei precari le "vittime del nostro sistema previdenziale che in futuro avranno pensioni troppo basse". Per questo, ha chiesto che l'importo della pensione tenga conto anche del lavoro precario.

Quindi il tema fiscale: "la nostra gente - ha detto rivolto ai manifestanti - paga più tasse di chiunque altro". E ha scandito: "Come si fa a fare la lotta all'evasione e poi la politica dei condoni?". Poi ha difeso a spada tratta la Costituzione, chiedendo di "smetterla di dare i numeri", dopo le ultime richieste di modifica degli articoli 41, sulla libertà d'impresa, e 75, sul divieto di referendum in materia fiscale. Infine, il rapporto con il Pd rappresentato in piazza oggi da alcuni esponenti. Epifani valuta una "prova importante" che il partito di Pierluigi Bersani abbia promosso la manifestazione di sabato prossimo contro la manovra. "Ha detto che aderiva alla nostra iniziativa, ma il mio problema non è chi aderisce e chi no, è invece chi condivide il cuore della nostra protesta e dei nostri ragionamenti".

L'INTERVENTO DI EPIFANI

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