Rai, via libera al taglio degli stipendi

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Il Consiglio dei ministri ha approvato l'emendamento a firma di Roberto Calderoli e Umberto Bossi. La spesa complessiva per i dipendenti non dovrà superare del 25% i costi operativi annuali. Il Cda vota i nuovi palinsesti: c'è Santoro, Dandini in bilico

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Il Consiglio dei ministri dà il via libera all'emendamento sul taglio degli stipendi Rai, mentre il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini approva con 7 voti a favore e 2 contrari i palinsesti per l'autunno (ci sono Santoro e Dandini ma restano ambiguita', confermati Saviano-Fazio, torna Baudo) .

E' ancora una giornata 'calda' per il servizio pubblico dopo che ieri la Vigilanza aveva votato all'unanimità la proposta del centrodestra di pubblicare i compensi dei conduttori e degli ospiti dei principali programmi. Oggi a scatenare le reazioni politiche, sindacali e delle singole categorie è la luce verde del Cdm all'emendamento a firma di Roberto Calderoli e Umberto Bossi. Il governo taglia gli stipendi del personale non dipendente Rai e modifica il Testo unico della radiotelevisione: dal primo gennaio 2011 l'ammontare complessivo della spesa per questo comparto dovrà essere ridotto di almeno il 20 per cento rispetto all'ammontare medio della stessa spesa risultante dai bilanci degli esercizi finanziari 2007, 2008 e 2009; inoltre la Rai non potrà sostenere una spesa complessiva annuale per il personale che ecceda il 25 per cento dei costi operativi complessivi annuali nei rispettivi esercizi finanziari.

Per il Cda della Rai la decisione del governo va contro le regole del mercato, l'Usigrai la definisce incostituzionale, Paolo Gentiloni del Pd dice che favorisce Mediaset. "In tempo di crisi è giusto che ognuno faccia la sua parte, per questo abbiamo messo a dieta anche mamma Rai", taglia corto Calderoli. "Non solo - aggiunge - l'emendamento prevede inoltre il divieto per la società concessionaria di sostenere una spesa complessiva annuale per il personale che ecceda del 25 per cento dei costi operativi complessivi annuali, nei rispettivi esercizi finanziari".

Il consiglio di amministrazione della Rai boccia l'emendamento definendo in particolare "grave la decisione di introdurre nella Finanziaria una norma che limita l'autonomia di impresa della società Rai SpA". "Nel momento in cui l'Azienda ha già avviato l'attuazione del piano industriale 2010- 2012 per il raggiungimento del pareggio e sul quale è in corso il confronto con le organizzazioni sindacali, il Cda - spiega - considera profondamente negativa la norma con la quale si impongono tagli generalizzati sul costo del personale che non potranno non avere anche pesanti riflessi sui livelli occupazionali. Inoltre la nuova normativa incide anche sulla sua competitività determinando tetti sui contratti esterni (artisti, autori, ecc). Questo in contrasto con le regole del mercato e della concorrenza, e con il mantenimento del valore dell'Azienda".

Secondo Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito Democratico, "l'obbligo imposto alla Rai di decurtare il compenso a artisti e ospiti esterni in un mercato duopolistico può produrre l'effetto di sottrarre al servizio pubblico star e conduttori di grido a vantaggio di Mediaset". Il deputato del Pd Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, ritiene che la politica dei sacrifici decisa dal Governo sia "credibile se vale per tutti. A Cominciare da Mediaset". Per Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil, è semplicemente sconcertante che un Ministro della Repubblica autorizzi, tramite decreto, il licenziamento oppure un taglio profondissimo del salario dei lavoratori Rai".

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