Manovra, Tremonti: "I rilievi del Colle? Dettagli tecnici"

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In un'intervista al Corriere il ministro dell'Economia assicura che non ci sono frizioni con il presidente della Repubblica Napolitano. E’ attesa proprio per oggi la firma del Quirinale sul testo

La manovra economica del governo.
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"Senza la stabilità finanziaria i nostri Stati rischiano il crollo". Lo dice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti in un'intervista al Corriere della Sera, nella quale spiega che questa manovra è figlia di una crisi che "segna la fine dell'utopia della globalizzazione come età dell'oro, metafora di uno sviluppo continuo". Tremonti assicura che col Quirinale non ci sono frizioni e che i rilievi del Quirinale alla manovra, sono solo "dettagli tecnici". Anche con il premier Silvio Berlusconi i rapporti sono tranquilli: "Ho giurato fedeltà alla Repubblica nel governo Berlusconi. Per me la fedeltà è insieme un valore morale e politico".

"L'Europa - spiega Tremonti - ha scelto la strada della stabilità perché lo impone la forza dell'economia di carta". "Il crollo delle piramidi di carta, nell'autunno 2008 - dice il ministro - ha causato il crollo dell'economia reale, che invece si stava sviluppando in positivo. Ora a rischiare per un nuovo imminente crollo dell'economia di carta non c'è solo l'economia reale, ma anche la struttura sovrana dei debiti pubblici e quindi dei governi". "Oggi - aggiunge il ministro - l'Europa produce più debito che ricchezza, più deficit che Pil. Ed è questa insieme una statica e una dinamica insostenibile".

Per questo occorre una "riduzione obbligatoria di deficit e debito" ed è questa "la ragione delle politiche di rigore che vengono fatte in queste settimane in tutti i paesi europei". "La nota dominante - spiega - è quella del primum vivere". L'Italia? "Le pare che possa avere uno sviluppo forte un paese che su 58 milioni di abitanti ha 2 milioni e 700 mila invalidi, che assorbono ogni anno un punto di Pil? O che ha un'evasine colossale". "Nella manovra - aggiunge - c'è il contratto di produttività e cioè proprio il collegamento tra incrementi salariali e incrementi produttivi, fisicamente sostenuto con detassazioni degli incrementi per i lavoratori e finanziamenti alla ricerca per gli imprenditori". Poi Tremonti si rivolge all'opposizione: "Le lenzuolate di Bersani ci sono ancora, non sono state abrogate, ma sono servite a poco". "Una cosa che vorrei fare - conclude il ministro - è quella che ho indicato nel '97 ne 'Lo Stato criminogeno': una norma rivoluzionaria, per cui tutto è libero, tranne ciò che è vietato dalla legge penale o europea. Per due o tre anni". "Probabilmente - aggiunge - richiederebbe una modifica della Costituzione. E io, oltre a proporla, vorrei essere tra i firmatari di una legge di riforma così fatta".

Anche il ministro per la Semplificazione parla della manovra in un’intervista al Corriere: "I criteri? Semplice: per esempio, chi non ha documentato la propria attività si è visto tagliare i finanziamenti". Il ministro ricorda che l'anno scorso un decreto ha annunciato il monitoraggio dell'attività di tutti gli enti pubblici e privati a cui è stato chiesto di "di documentare la propria attività" e fornire i bilanci. Hanno risposto solo due enti su tre, afferma Calderoli "gli altri se ne sono fregati. Un'arroganza scandalosa. Un senso di onnipotenza figlio di un retropensiero: a che serve rispondere? Tanto abbiamo un padrino. Ma hanno fatto male i loro conti. E infatti quando ha cominciato a profilarsi la mala parata ci sono arrivate alcune dichiarazioni, diciamo così, ritardatarie". L'elenco giunto "in molti casi è da barzellettiere", ma conclude il ministro "Il fatto è che non si può più".

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