Istat, la crisi moltiplica i bamboccioni

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Due milioni di giovani under 30 costretti a vivere in famiglia. Non lavorano e non studiano. Allarme per le donne: il tasso di occupazione è il più basso d'Europa dopo Malta. La cassa integrazione ha tentato di frenare i colpi della recessione

Un paese bloccato. Incapace di creare possibilità di crescita perché non in grado di dare l’occasione ai giovani di mettere a frutto i propri talenti. Il disastro economico dei prossimi due anni peserà maggiormente proprio sulla spalle dei giovani. Coloro che nei prossimi decenni dovrebbero reggere il peso di una società sempre più vecchia sono invece marginalizzati. La crisi peggiora le condizioni dei lavoratori già più esposti al precariato, marca ancora di più il divario tra il Nord Italia e il Mezzogiorno. Insomma mette a nudo tutti i difetti di un sistema Paese che fatica a definire il proprio futuro. 

Il Rapporto Annuale dell'Istat (il volume in pdf) è dedicato quest'anno alla crisi. E non poteva essere diversamente perchè la crisi del 2008, nata dai mutui subprime americani e tramutatasi nei timori sulla tenuta dei conti pubblici europei, segnerà il futuro prossimo della società italiana. L'analisi e i dati ripercorrono accuratamente debolezze e punti di forza del Paese, ma la categoria più penalizzata appare senza alcun dubbio quella dei giovani. Anche se emerge lo spettro di 300.000 padri di famiglia cassintegrati, destinati senza troppe illusioni a finire tra le file già ampliate a dismisura dei disoccupati. E ci sono naturalmente anche le donne, penalizzate più che mai, soprattutto se madri. In Italia "il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni è sceso nel 2009 al 46,4%", il più basso in Europa a parte Malta

L'occupazione in Italia è calata nel 2009 dopo 14 anni di segno positivo, un'inversione di tendenza che data dal 1995. Complessivamente, gli occupati si riducono di 380mila unità (-1,6%), con cali sostenuti nel corso dell'intero 2009 e in peggioramento negli ultimi sei mesi. Lo rileva oggi (26 maggio) l'Istat nel Rapporto annuale sulla situazione del paese nel 2009. La riduzione maggiore riguarda gli uomini con -2%, in quanto sono concentrati nell'industria, rispetto alle donne -1,1%. Ma le donne che lavorano nell'industria, in senso stretto, calano più del doppio degli uomini -7,5% contro -3%.

Grazie al diffuso ricorso alla cassa integrazione, continua l'Istituto, la contrazione degli occupati nella trasformazione industriale (-4,1%, 206 mila unità) è relativamente meno accentuata rispetto alla Ue. Merita una sottolineatura però il calo dell'occupazione nel Mezzogiorno, già in calo dal terzo trimestre del 2008, chiude il 2009 con un bilancio fortemente negativo (-3%, pari a 194 mila unità). Accentuata anche la flessione al Nord con -1,3%, pari a 161mila unità che si è intensificata a partire dall'estate assorbendo il 42% della riduzione complessiva. Mentre al Centro il calo risulta più contenuto -0,5%, in valore assoluto di 25 mila unità. Il calo dell'occupazione interessa tutti i tipi di lavoro, da quello temporaneo -8,6%, a quello autonomo a tempo pieno -2,2%, a quello dipendente a tempo indeterminato -0,2%.

Ma è il mondo dei giovani il più penalizzato. Nullafacenti, per necessità. L'Italia ha il più alto numero, tra i paesi europei, di giovani che non lavorano e non studiano. Vivere a casa con i genitori non è più una scelta: è l'unico modo per sbarcare il lunario. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Per questo, il nostro paese). Hanno un'età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi, e sono a rischio esclusione. A casa con mamma e papà ma non più per scelta nè per piacere. I "bamboccioni" lasciano il posto ai conviventi forzati con i genitori, costretti dai problemi economici. Nonostante le aspirazioni, i 30-34enni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (dall'11,8% al 28,9% del 2009).

Dopo un biennio “straordinariamente difficile” per l'economia italiana, il 2010 mostra segnali di ripresa ma “presenta ancora forti rischi di instabilità”. ha affermato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, presentando il Rapporto. “Le turbolenze sui mercati finanziari e valutari delle ultime settimane stanno spingendo molti governi europei ad adottare misure drastiche di contenimento dei deficit pubblici, e mostrano i rischi che l'Europa e tutto il mondo devono ancora fronteggiare per consolidare la ripresa economica”.

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