I Consorzi di Bonifica e la guerra dei ricorsi

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Si sono salvati dalla mannaia Calderoli ma ora monta la protesta dei proprietari di immobili urbani che non vogliono pagare i contributi per opere di cui non godono i benefici

Una valanga di ricorsi: 4.300 solo davanti alla commissione tributaria di Terni. E comitati di protesta che proliferano in varie parti della Penisola. Per i Consorzi di Bonifica le acque restano agitate. Dopo il riordino imposto dal codice delle Autonomie, che li ha dimezzati tagliando così anche poltrone e incarichi - ora incombe la rivolta dei proprietari di immobili urbani, che contribuiscono per il 31% del totale delle entrate dei Consorzi.

La legge, come ribadiscono numerose sentenze della Cassazione, prevede un collegamento tra opera realizzata e beneficio al consorziato. Ma non sempre questo avviene.

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